Quattro torri di bugie

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Di

20150521Mordasinidi Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniAll’inizio ero fiero del mio padiglione: il padiglione svizzero. Non che sia un fanatico dell’Expo, ma ero contento che si parlasse così tanto di un nostro manufatto tra tanti non per la sua bellezza, quanto per l’idea che porta avanti. Quattro torri, quattro generi di prima necessità, a disposizione di tutti. “Prendi pure amico, ma ricorda: più prenderai meno rimarrà a chi viene dopo”.

Mi ricordo mio padre che mi aveva insegnato, soprattutto in montagna, il concetto di “Lascia sempre le cose come le hai trovate per chi arriverà dopo di te.” Allo stesso modo sono stato fiero della Gioventù Socialista che si è radunata, tra Confederati e Ticinesi, per protestare contro la speculazione alimentare davanti al padiglione svizzero. Due espressioni massime della nostra sensibilità e della nostra democrazia: ragazzi svizzeri che protestano civilmente davanti a un padiglione che racconta la protesta dei meno fortunati a causa dell’egoismo di pochi. Due proteste, due facce della stessa medaglia.

È quello che è successo dopo che mi ha messo addosso rabbia e amarezza. Non sono bastati trenta secondi che già gli addetti al padiglione avevano chiamato i carabinieri. Nemmeno il tempo di tirar fuori striscioni e bandiere, in modo democratico e pacifico, che subito i ragazzi son stati blindati e portati in centrale per accertamenti. Mica black bloc, mica militanti dell’Isis, ma ragazzi svizzeri. Sì, magari un po’ rompicoglioni (a volte un po’ tanto), ma onesti e pacifici.

E qui, in questa esposizione di tutta l’umanità, questi ragazzi hanno assaporato l’altra Svizzera: non quella delle torri di mele e di sale, non quella dei messaggi umanitari, ma quella che appena qualcosa non va dritta nei suoi binari chiama la polizia. La Svizzera delle schedature, dell’oro sudafricano e dei soldi dei dittatori nei suoi forzieri.

Proprio quella Svizzera grazie alla quale questi ragazzi hanno qualcosa per cui protestare.

Un vero paradosso.

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