Romano: anche i Nepalesi vengon buoni per far voti

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di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniTorno sulla proposta di Marco Romano, quella di dare a 100-200 Nepalesi un permesso L (temporaneo, non sia mai che si abituino). Permesso limitato ai mesi estivi.

A noi sembra, per citare Fantozzi, “una cagata pazzesca”. Ecco allora alcune considerazioni da fare a Romano, che sembra aver avuto un estemporaneo quanto provvidenziale attacco di carità pelosa.

Come al solito, distinguiamoci per l’immensa generosità: 100 Nepalesi, mentre solo i morti sono almeno 6’000 e i senzatetto centinaia di migliaia. Di sicuro un monumento sull’Everest non ce lo toglierà nessuno.

Quando è finita l’estate e gli hai pagato 3 stipendi che gli dici? Ciao ciao, torna in Nepal e manda una cartolina ogni tanto? Ah, spera poi di aver preso il numero di telefono di Dadò per organizzare qualche trekking quando torni a casa.

L’idea che ogni Nepalese sia uno sherpa mungitore di yak è semplicemente aberrante. A Katmandu ci sono informatici, ingegneri, calzolai e venditori di biscotti. Tutti in montagna a mungere capre? Cos’è, tutti gli Svizzeri sono orologiai o fabbricanti di cioccolato?

Scusa, eh, ma un dubbio sorge: con i soldi che usi per far venire qui 200 Nepalesi, non ne aiuteresti 1’000 a casa loro?

E il turismo? Bella idea: 200 Nepalesi sulle nostre capanne alpine ad accogliere i turisti. Dopo un corso accelerato di italiano, francese e tedesco. Magari se li vestiamo da bovari appenzellesi qualche turista riusciamo a fregarlo. Magari i Russi. Di sicuro gli Americani, se spieghiamo loro che in Svizzera da tre secoli c’è un’enclave nepalese trasformata in lobby che gestisce le capanne alpine elvetiche.

Se il terremoto fosse stato in Bangladesh invece che in Nepal, li avremmo mandati tre mesi a fare i bagnini alla piscina di Bellinzona?

Insomma una bella boiata di idea, fatta proprio in odore di campagna elettorale. Volta probabilmente ad accattivarsi la Sinistra del partito da parte di un uomo tendenzialmente spostato pesantemente a Destra. In effetti ricorda un po’ le boutade delle dame di carità ottocentesche, che aiutavano i poverelli per farsi dire “Brave!” dall’alta società.

E ricordiamo che il buon Marco Romano non è stato eletto direttamente, ma ripescato con un sorteggio con Monica Duca Widmer, contro il parere del suo partito. E probabilmente si sente un po’ traballare il cadreghino.

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