Bobo: il discorso di Pontida

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20150626redazione

della Redazione

faccinaGASufficialeÈ proprio vero: per capire i Leghisti basta lasciarli parlare. Chiunque li ascolti si fa un’idea esatta di chi sono, cosa vogliono, cosa pensano, quanto valgono, quanto sono colti e intelligenti. Bobo Bignasca non fa eccezione.

Ne abbiamo la prova in una sua prestazione dei giorni scorsi a Pontida, durante un formidabile, toccante discorso rivolto ai Leghisti italiani. Un discorso dal quale traspare tutta la potenza dei suoi argomenti, rafforzata dalla formidabile eloquenza del figlio del Nano. Quest’uomo – diciamolo! – è l’astro nascente nelle file leghiste. La finezza del pensiero unita all’abilità oratoria fanno di lui un piccolo, grande gigante della politica ticinese.

Dimostrano il suo acume politico le frequenti ripetizioni (5 volte in 2 minuti!) del concetto “Padroni a casa nostra”. Lui sì che ha ben chiaro com’è il suo pubblico: gente a cui bisogna ripetere e ripetere e ripetere, ché altrimenti non gli resta niente.

La prossima volta, però, qualcuno dovrebbe provvedere alla distribuzione preventiva di una rassegna stampa del mattinonline, diretto da Bobo medesimo, fra l’uditorio del suo comizio padano. Chiave di ricerca: “Italia”. Così magari anche loro si fanno un’idea più chiara di Bobo, dei suoi amici ticinesi e delle sue vere idee sulla Penisola e sui suoi abitanti.

Intanto, a beneficio dei lettori del GAS adesso e dei posteri in futuro, il nostro collaboratore Markus Zommerman, con supremo sprezzo del disgusto, s’è fatto carico della trascrizione delle parole di Bobo, affinché cotanto memorabile discorso rimanga documentato in omnia saecula saeculorum. Perché a Bobo Bignasca il Mahatma Gandhi e Martin Luther King non sono degni nemmeno di allacciare le scarpe (senza contare che sono pure negher, va’).

“Popolo di Pontida, è un onore essere qui con voi a consolidare un’alleanza che lega il Canton Ticino e la Lombardia e la Padania da 25 anni! Da quando Giuliano Bignasca e Umberto Bossi erano visti come dei matti che dicevano delle cose che non stavano né in cielo né in terra, e invece siamo qui dopo 25 anni ancora a lottare insieme!
Sono felice di vedere gli amici Matteo Salvini, Maroni, Matteo Bianchi, Edoardo Rixi e tutti gli altri, e a vedere soprattutto le bandiere dei giovani Padani, che sono il cuore pulsante di questo movimento!
In particolare ricordo quelli di Lecco e della Valtellina e tutti quelli che ogni anno vengono a Lugano per rig… per… gghh… consolidare il gemellaggio che ci unisce.
Sono felice di essere qui in questo momento storico, dove finalmente la popolazione si sta svegliando dal torpore che per troppi anni l’ha annichilita e sta capendo l’importanza dei movimenti identitari in tutta Europa, in Italia, in Padania, in Svizzera e ovunque nel mondo noi torniamo a dire: “Padroni in casa nostra”.
Smettiamola di essere servi di Bruxelles, con i suoi diktat, la sua moneta ammazzaeconomia. E ve lo dice uno che il franco svizzero se lo tiene ben stretto e non lo darà mai via.
Hanno portato la crisi nei Comuni, nei piccoli imprenditori, dove prima la gente aveva un’economia prospera. Ho… ora è in crisi e fa la fame.
Dobbiamo tornare padroni in casa nostra per permettere ai nostri figli di avere un futuro e impedire che le nostre tasse finiscano ai soliti finti profughi. Quelli che si lamentano che negli hotel manca l’uaifai, che manca l’aria condizionata, che manca la piscina, quelli che vogliono il menu fatto ad hoc senza maiale. Quelli al posto di lavorare vogliono mangiare alle nostre spalle. E poi quelli che girano così per hobby armati di machete. Quelli vanno rispediti a casa. Altro che amputare la gente che gli sta sui coglioni. Sono loro che ci stanno sui coglioni.
Non dobbiamo abituarci al degrado, non dobbiamo abituarci alla sporcizia, non dobbiamo ab(b)ituarci all’accattonaggio monesto (?). Dobbiamo tornare ad essere padroni a casa nostra, e non ce ne frega gnente di quello che pensano a Bruxelles, di quello che pensano i sinistroidi, di quello che pensano i buonisti con il culo al caldo. Noi vogliamo essere padroni a casa nostra, avere le strade pulite, fatte per chi ha… per chi si alza la mattina e va a lavorare.
La Lega dei Ticinesi, il Ticino, la Svizzera lottano da oltre 20 anni contro l’Unione europea, e noi continueremo a lottare. Abbiamo detto No all’adesione, abbiamo detto No allo spazio economico europeo. Ma la pressione di Bruxelles continua. E abbiamo bisogno di un’alleanza. Abbiamo bisogno della vostra alleanza. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, perché la battaglia è solo iniziata.
Dobbiamo essere una rete di popoli liberi, indipendenti, confederati, alleati. Dalla Catalogna al Veneto, dalla Sardegna alla Scozia. Dalla Svizzera fino alle Fiandre. Per tornare a gridare ancora un’altra volta, solo un’altra volta: padroni in casa nostra!
Viva la Svizzera, viva il Ticino, viva la Liguria, viva il Veneto, viva la Lombardia, viva i popoli padani, viva la Lega, viva Salvini!”

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