Ero di Sinistra

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Di

20150527krumira

di Krumira

Ero di Sinistra, giuro!

Ero un ragazzo che col pugno alzato cantava l’Internazionale e organizzava gli scioperi nelle scuole. Sono anche stato precario perché la scuola a un certo punto l’ho mollata. In quanto istituzione l’ho lasciata perdere. E pure la famiglia con le sue regole rigide e borghesi.

Sono partito, ho visto un po’ di mondo, ho lavorato come lavapiatti nei sobborghi di Calcutta, ho preso anche l’epatite. Quando mi sono stancato di vedere il mondo, sono tornato e, non avendo un lavoro e una casa, sono andato per un po’ da mamma e papà. Poi però mi sono reso conto che la vita da precario era un tormento, che il fordismo capitalista si mangiava tutto il mio tempo.

Ho pensato di andare a vivere di agricoltura bio in Mesolcina, ma poi ho preferito tornare a scuola. Quindi ho studiato e lavorato e recuperato il tempo perduto in giro per il mondo.

Mi sono anche trovato una ragazza: fica, intelligente, di Sinistra come me. Anche lei giramondo. Anche lei un po’ precaria ma sulla via della redenzione.

Ci siamo redenti. Abbiamo finito gli studi e dato gli esami. Abbiamo trovato un lavoro. Abbiamo anche fatto qualche viaggetto insieme, ma il mondo ci è venuto un po’ a noia e ci siamo detti che era il momento di fondare una famiglia.

Zio Antonio vendeva un terreno e i miei ci hanno prestato un po’ di soldi, così abbiamo messo su casa. Sì, certo! Moderna, ce l’ha disegnata Giovanni, detto “il Buzzi”. Un tipo proprio fine, intelligente, grande lettore. Una casa di design, tutta cemento e finestre. Poi sì l’abbiamo arredata un po’ Ikea per risparmiare, ma con qualche pezzo da collezione. È venuta davvero bella, con vista sul laghetto di Muzzano.

Ci siamo abituati a una certa moda. Di Sinistra, certo: la Freitag, le Camper. Sono un po’ care, d’accordo, ma vuoi mettere la durata e la comodità: sono indistruttibili davvero!

I libri li compro su Amazon, le scarpe su Zalando: si fa prima. Sì, lo so che i loro operai fanno una vita d’inferno, ma cosa posso farci? È la gobalizzzione.

Sto pensando di acquistare un’auto ibrida, bellissima. Un po’ cara, ma davvero favolosa.

No, da ormai una decina d’anni non siamo più precari. Anzi, abbiamo entrambi un buon lavoro e i soldi non ci mancano. Spendiamo molto in cultura, certo, e ci piace mangiar bene. Per il resto abbiamo poche spese. Figli non ne sono arrivati. O, meglio, abbiamo deciso di rimandare, perché la nostra vita ci piace così, senza intralci.

Ogni tanto mi capita di rivedere qualche vecchia foto, di quando andavo alle manifestazioni no global, e allora mi scappa da ridere: che ingenuo idealista ero, che romantico sognatore. Pensavo di cambiare la Vita e invece la Vita ha cambiato me.

Se sono felice? Così così. Ogni tanto ho la sensazione che tutto questo sia un po’ vacuo, un po’ senza senso. Come se avessi mancato un appuntamento importante, come se vivere fosse solo il mantenimento di stupidi equilibri precari. Ma mi capita di rado, perché la vita borghese offre sempre qualche distrazione: cinema, teatro, la Biennale, Expo.

L’ultimo di Nanni Moretti però mi ha lasciato un po’ così: l’anziana madre che muore, l’incapacità dei figli di starle vicino e d’improvviso tutto appare una finzione, anche gli scioperi, anche il proletariato, anche la vita. Un capolavoro.

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