Facciamoci del male

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Di

20150601zommerman

di Markus Zommerman

faccinaGASzommermann“I veri Socialisti”: quante volte nella mia vita ho sentito questa frase! Ed è una cosa che rischia di ammazzarci, perché dire che ci sono “veri Socialisti” significa sostenere implicitamente anche l’esistenza di “falsi Socialisti”. Come se fossero tutti fatti con lo stampino, i Socialisti. Usciti magari dagli stabilimenti Kirov di San Pietroburgo.

A volte è utile partire dal minimo comune denominatore. Le persone di Sinistra credono che questa Società sia da correggere – perlomeno da correggere – in quanto la ricchezza viene distribuita in modo poco equo. Si può discutere all’infinito sui metodi e sulle tempistiche per cambiare questa situazione, ma il minimo comune denominatore resta.

La Sinistra invece – e questo è nel suo DNA – continua a martoriarsi da sola. Le diversità diventano punti di attrito – se non addirittura di lotta aperta – anziché ricchezza. Questo forse aveva senso nei Paesi in cui la Sinistra aveva o stava per prendere il potere (Lenin vs Martov in Russia, Stalin vs Trotzky in URSS), un po’ meno in Paesi in cui il potere è detenuto dalla Destra da sempre e probabilmente per sempre.

Posso capire le diatribe tra chi aborrisce il capitalismo tout court e i Socialdemocratici (che a loro volta aborriscono il Comunismo, sempre tout court), ma tra Socialdemocratici la guerra interna si rivela in fin dei conti un mero gioco a chi ha il pisello più duro, lungo e puro. E chi gioca a questo gioco preferisce diventare la corrente di maggioranza (bolscevico vuol dire proprio questo: maggioritario) in un movimento di assoluta minoranza invece di tentare di diventare l’effettivo movimento di maggioranza nella società tutta, e poter così per davvero cambiare le cose.

Sì, stiamo parlando soprattutto del Partito Socialista. Un Partito nato da un’unificazione e che oggi sembra più diviso che mai. Qualche esempio? A Lugano diversi “veri Socialisti” si strofinarono le mani quando Patrizia Pesenti rinunciò alla corsa al Municipio. “Non è una vera socialista”, dissero in molti (“E flirtava con Borradori”, aggiunsero altri). E ancora: “Lavora per Ringier ed è a favore del raddoppio del Gottardo”. Ok. Anche il sottoscritto non impazziva per Patty, ma il risultato qual è stato? Semplice: la (ri)elezione di Giuliano Bignasca. Il PS è riuscito, in estrema sintesi, a far eleggere un morto, leghista, e ad appoggiare indirettamente la vittoria di via Monte Boglia nella principale città del Cantone. “Abbiamo conservato la nostra coerenza, e questo pagherà a lungo andare”, mi risponderà qualcuno. Può darsi. Ma ne siamo davvero sicuri?

Lo stesso discorso vale oggi. E forse oggi più che mai. Il PS trova Jacques Ducry. E con Jacques Ducry, oltre all’uomo, il PS trova finalmente anche un epocale avvicinamento ai Radicali (che in Ticino non sono Socialisti per semplice ironia della storia). Ma Jacques Ducry non va bene: “Non è un vero socialista”, “Non è iscritto al Partito”, “L’ho visto bere all’Olimpia di Piazza Riforma, che è un locale borghese”, “Non conosce le parole dell’Internazionale”. E allora addio Ducry. Addio anche a Lurati che, rottosi le palle, molla, come avrebbe mollato chiunque. Addio anche ai molti Radicali che dalle ultime elezioni cantonali avevano iniziato a credere che nel PS avrebbero trovato una nuova casa, potendo finalmente traslocare da un PLRT “che ha ormai perso la R”.

Chi saranno le prossime vittime di questa carneficina?

Un’alternativa, se proprio la si vuole, c’è. Si chiama scissione. POP, Comunisti, MPS, PST, PSA, PSU, PD, SPD, “A podum” (versione ticinese di Podemos), PKT (Partîya Karkerén Ticinan) e chi ne ha più ne metta. Così facendo, ognuno troverebbe la sua personalissima etichetta e potrebbe scegliersi (o addirittura costruirsi) il proprio partito ad hoc. Tutti assieme, appassionatamente separati, con l’1% dei voti.

Concludo con due stralci dallo Statuto del PS…

Art. 2.2: Il PS rispetta e promuove le libertà individuali, i principi di partecipazione, trasparenza, parità tra i sessi, protezione della personalità e pluralismo nei suoi programmi e nei suoi modi concreti di funzionamento.

Art. 3.2: Tutti gli iscritti, le Sezioni e i simpatizzanti [non solo i “veri Socialisti” dunque, NdR] , nell’ambito delle rispettive prerogative, partecipano all’elaborazione della linea politica, allo sviluppo dell’organizzazione del partito, alla composizione dei suoi organi e al controllo del loro operato.

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