Il padre-padrone della FIFA

Di

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di Carol Bernasconi

faccinaGASbernasconi“Mi chiamo Simone, ho 13 anni e gioco a calcio da quattro anni.
Ho iniziato a giocare perché ci giocavano tutti i miei amici, perché gli altri sport che avevo provato prima non mi erano piaciuti e perché i miei genitori volevano che vincessi la mia timidezza. Così mi sono buttato.
Ho scelto il ruolo di portiere, da subito. Non mi piace tanto correre: il portiere mi sembrava il ruolo meno faticoso. Ma mi sbagliavo. Però me lo sono sentito subito bene addosso, questo ruolo, che a volte è ingrato e difficile ma che forgia il carattere.
Una volta iniziato a giocare, ho amato questo sport. Quando sono in campo sto bene, posso sfogare tutta la mia energia. Sono pure diventato capitano della mia squadra: mi hanno scelto i miei compagni. Penso che quello del calciatore sia il mestiere più bello del mondo.”

Ecco signor Blatter, questo è il calcio: quello visto dagli occhi di una ragazzo che ama davvero questo sport, senza niente intorno.

Lei se lo ricorda, signor Blatter, se lo ha mai visto o amato così? Prima di diventare il padre-padrone incontrastato della FIFA, con i suoi quattro mandati costellati di scandali. Prima di diventare, lei come persona, un potere economico con un fatturato di 5,7 miliardi in quattro anni. Lei con il suo stipendio segreto, ma che si sussurra sia intorno a 6 milioni l’anno, così come quello dei suoi collaboratori. Briciole, comunque, se paragonato a quello di alcuni calciatori. Lei, che ha fatto costruire stadi costati milioni e la vita di molte persone. Stadi che ora vengono usati come posteggi per i pullman.

Volevo regalare a mio figlio i biglietti per la finale di Champions League, ma non posso permettermi 1’500 franchi a testa per andare a vedere una partita di calcio. Una partita di calcio: 22 uomini, di sicuro molto bravi, di talento e spettacolari, che corrono dietro a una palla.

Lei però non correva dietro a una palla. Non più da molto tempo, ormai. E non perché alla sua età rischiava di farsi male, ma perché a lei piaceva un altro tipo di corsa: la corsa al Dio soldo. La corsa allo sponsor, alle tangenti per avere la possibilità di ospitare i Campionati del Mondo. Uno schiaffo e un insulto per chi crede ancora che questo sia lo sport più bello del mondo.

C’è del marcio in Danimarca, dicevano. C’è del marcio anche dalle sue parti, signor Blatter, e la puzza cominciava a sentirsi ormai da molto lontano. Fino alla sua quinta elezione pensavo che prima o poi ci saremmo abituati e assuefatti a questa puzza, arrivando prima o poi a credere che fosse un buon profumo.

Invece forse mi sbagliavo, perché finalmente lei si è fatto da parte, si è dimesso. Oppure è stato costretto a farlo. Forse non lo sapremo mai. Quello che conta è il risultato, a questo punto. Il mio desiderio è che chi prenderà il suo posto avrà a cuore la vera anima di questo sport. Mi auguro che il suo successore abbia lo sguardo incantato e la passione per il calcio.

Forse sono solo un’ingenua e un’inguaribile ottimista. Ma io ci spero.

Ci spero per le migliaia di ragazzi che, come mio figlio, scendono su un campo da calcio felici di poter correre solo dietro ad una palla.

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