Io voglio la rabbia

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Di

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di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniHo visto gente disorientata. Amici in crisi perché confondono ciò in cui credono con le persone che lo professano.

Ho visto gente delusa e amareggiata. Perché, come al solito, vede una Sinistra che si straccia le vesti lasciando scoperte le piaghe in bella vista. Piaghe che ci sono sempre state.

Durante la guerra di Spagna la metà delle vittime da parte repubblicana non fu opera dei Franchisti, ma di faide intestine. 300 mila Spagnoli e stranieri delle Brigate internazionali che si uccisero come animali fra loro. Repubblicani, Comunisti, Anarchici, Socialisti che fecero una triste e squallida mattanza di loro stessi. Questo ci insegna la storia: che, nonostante propugni un ideale collettivista, la Sinistra vive un’ecatombe di individualismo esasperato. Di idee sorelle che riescono solo a squartarsi fra loro.

Allora io adesso dai miei amici voglio la rabbia. Voglio la ribellione.

Perché noi siamo la Sinistra, a prescindere dalle faide. Non sono gli Unti dal Signore che comandano.

Siamo noi. La gente della base. Gli operai, gli informatici, i funzionari, le maestre, i poliziotti, le parrucchiere, i pasticcieri, i contabili. Siamo noi che dobbiamo gridare “Basta!” alle idiozie legate a personalismi che non sono neanche figli di interessi.

È un errore di percezione, non è neanche una guerra di poltrone.

È una guerra di puri.

Di puri idioti.

Di personalità incapaci di dialogo arroccate sulle proprie idee stantìe. Incapaci di relazione con l’altro, con la sicurezza che la propria idea, anche se sfiduciata dal mondo, è l’unica giusta.

Basta con questa gente. Ci ha rotto i coglioni.

Dobbiamo essere logici, dobbiamo essere corali. E ha ragione Ducry, questo magistrato socialdemocratico, quando dice:

“Constato che non c’è una vera volontà di allargare il fronte della sinistra. Resterò in Gran Consiglio col mio statuto di indipendente eletto nella lista Ps. Non di più. Peccato. Mi piacerebbe vedere una politica diversa, ma constato che c’è trasversalità nel conservare con molto astio le posizioni acquisite. Nessuno mi ha fatto domande sui contenuti e questo, me lo lasci dire, è molto triste!”

Nessuno si chiede cosa ci accomuna. Tutti si chiedono cosa ci divide.

Io sono stufo. Con me tanti amici Socialisti e di Sinistra senza nemmeno essere tesserati. Siamo stufi delle faide, stufi delle fronde: più a Sinistra, meno a Sinistra, Radicali, Comunisti… Ci siamo rotti i coglioni di vedere il 5% che ci divide e non il 95% che ci unisce.

E allora diciamolo: siamo come i Cattolici o gli Evangelisti. Solo sette incapaci di unirsi e bravissimi ad aprirci come noci di cocco e a vedere il sangue.

Che palle. Basta.

Noi siamo i Socialisti. Io, Amanda, Giovanni, Maria, Lorenzo, Yuri, Esmeralda. Tutti noi. Non siamo nella stanza dei bottoni e non ci interessa esserci. Però siamo arrabbiati. Tanto arrabbiati, perché le nostre idee vengono svilite da giochi di bottega.

Noi vogliamo un progetto.

Noi vogliamo una direzione.

Noi vogliamo essere uniti.

Noi vogliamo essere un nuovo domani.

Cazzo.

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