L’attimo fuggente

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Di

20150616bernasconi

di Carol Bernasconi

faccinaGASbernasconiLe brutte notizie, si sa, sono quelle che hanno più successo. Basta accedere al web e sono lì, in primo piano, sotto gli occhi di tutti. Vengono lette, condivise, commentate. Non so voi, ma io ultimamente mi sento quasi sopraffatta da tutto questo.

Gente che esulta perché è affondato un barcone carico di migranti disperati in cerca di speranza, persone che commentano che a Ventimiglia bisognerebbe avere il “colpo in canna e fuoco libero per fermare l’invasione di questa feccia”. Potrei continuare all’infinito: la lista sarebbe troppo lunga. Queste sono le notizie che avvelenano, questi sono i commenti che fanno arrabbiare e piangere contemporaneamente, che fanno salire l’istinto di metterci loro su un barcone… Ma l’esperienza mi ha insegnato che con queste persone non si vince, non si ragiona, non si può nemmeno discutere. Così ho deciso di trovare una via alternativa.

Senza chiudere gli occhi sugli orrori che affollano questo mondo moderno e impazzito, ho voluto cercare le belle notizie, quelle che ridanno la speranza che non tutto sia così cupo e senza via d’uscita. E le belle notizie ci sono! Giocano un po’ a nascondino, ti devi mettere d’impegno alla loro ricerca, ma trovarle poi le rende ancora più belle. E quando le leggi, magari un paio di volte, ti dici che devi guardare più spesso in quella direzione, che devi pensare a quelle notizie quando ti vien voglia di vomitare insulti sul razzista di turno.

E ti sale un gran sorriso quando, per esempio, leggi che un’intera classe, in una scuola della Pennsylvania, ha rinunciato alla gita di fine anno, donando i risparmi destinati al viaggio, per pagare le cure della loro professoressa che si è ammalata di cancro. Un viaggio a cui tenevano, programmato da quattro anni e per il quale avevano raccolto 8’000 dollari. Ma, appresa la notizia della malattia della loro insegnante E indetta un’assemblea di classe, nessuno studente ha avuto il minimo dubbio. Quando l’insegnante è venuta a sapere del gesto, si è commossa. “Sono senza parole”, ha detto, “in questa scuola abbiamo sempre cercato di insegnare i valori della solidarietà e dell’attenzione al prossimo, ma mai avrei pensato che gli studenti sarebbero arrivati a tanto”.

Ecco, abbiamo bisogno di questo. Di belle notizie, di gesti di solidarietà, di generosità, amicizia e amore. Abbiamo bisogno di raccontare anche queste storie, di condividerle con i nostri amici, le nostre famiglie. Dobbiamo prendere esempio da questi gesti e tradurli in pratica anche nel nostro quotidiano. Perché con il buon esempio si ottengono i risultati migliori e si vede il mondo sotto un’altra luce.

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