Lugano, nuova Zemanlandia

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Di

20150612caccia

di Gherardo Caccia

Zdenek Zeman è il nuovo allenatore del Lugano. Leggiamo ovunque questa notizia. Io, da quando ho saputo che Zeman sarebbe potuto essere l’allenatore del Lugano, mi sento elettrizzato. “Perché?”, chiederete voi. Perché Zeman non è un allenatore. Zeman è “l’allenatore”.

Dovunque è stato, Zeman ha lasciato il segno. La sua perla rimane il Foggia del campionato 93-94, decantato nel libro di Antonio Albanese “Diario di un anarchico foggiano”. La sua ultima impresa lo storico approdo del Pescara in serie A nel 2012. Ma non è per i possibili risultati che mi esalto: manco lo tifo io il Lugano.

30 anni di calcio, un solo modulo: il 4-3-3. Fantasia al potere e un portiere assolutamente padrone dell’area e buono di piedi. Non per niente l’allenatore boemo ha portato alla ribalta gente come Signori, Totti, Nesta, Nedved, Vucinic, Immobile, Osvaldo, Verratti. Zeman sa quando ha tra le mani dei giocatori talentuosi e sa farli esplodere.

A Zeman non interessa il risultato, ma il bel gioco, la fantasia, il giocar bene. La sua è una filosofia del calcio visto ancora come sport, divertimento per chi gioca e per chi guarda.

Zeman non è loquace né espressivo, ma il grande calcio trema quando apre bocca. Con le sue scarne dichiarazione ha creato veri e propri terremoti, denunciando doping e tangenti. Zeman è per il calcio pulito, per questo ci piace e ci piace che sia arrivato a Lugano.

Per troppo tempo il nostro sport ticinese è stato calpestato da personaggi di dubbia caratura morale. Vogliamo ricordare l’AC Bellinzona cancellato dalle bugie di Giulini? O il Vacallo basket sotterrato dai debiti? Lo stesso Lugano, che dalla prematura scomparsa del presidente Jelmini non ha più ritrovato uomini capaci di garantire al club una degna posizione nel calcio nazionale.

Ora Zeman si appresta ad affrontare il calcio svizzero. E lo farà ancora con il suo 4-3-3, lo farà seduto in panchina a Cornaredo, con la sua immancabile sigaretta e quell’espressione disillusa ma non rassegnata di chi sa che è dura ma il bello sta nel provarci.

“La mia vittoria più bella è quella di vedere lo stadio pieno, è dare allegria alla gente. Io voglio che chi viene allo stadio torni a casa dopo aver visto qualcosa.”

E allora facci vedere, Zeman, facci tornare a vedere il calcio giocato, non quello chiacchierato o deciso a tavolino. Porta la tua filosofia a Lugano, come quando arrivano il Knie o le giostre. Fa’ di Cornaredo la nuova capitale di Zemanlandia.

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