L’uomo che non deve chiedere mai

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Di

20150602batman

di Batman

Finalmente abbiamo la prova empirica che le diete drastiche danneggiano irrimediabilmente le funzioni cerebrali!

Il post intitolato “100 passi avanti” sul blog di Savoia, che ha raccolto l’entusiastica partecipazione di due commentatori, è puro delirio! 24 centimetri di scritto, privi di contenuti e proposte concrete, il cui unico messaggio è: “Io sono il salvatore del popolo e chiunque non si sottometta al mio volere attenta alla patria, al popolo, alla bandiera, alla luganighetta alla griglia e al Merlot nei tazzini”. Una simile confusione fra la sua persona e il suo partito, che ricorda tanto l’ultimo Gheddafi, meriterebbe una più approfondita analisi da parte di Orlando Del Don.

Noi ci limitiamo a costatare che, secondo quanto lui stesso afferma, non è lui a lavorare per il Partito o per il Paese. No, anzi: ci sono persone che lavorano per lui e per il Paese nel Partito… e lui se ne attribuisce i meriti. Non proprio uno stakanovista, dunque, e neanche troppo riconoscente, visto il modo in cui tratta i colleghi di partito.

Parla di “progetto politico grandioso e innovatore” – lo stesso di due anni fa, copiato pure quello – che deve essere costruito “con fermezza e dedizione, con passione e fatica”… degli altri, visto che sono gli altri che lavorano. “Alle cantonali abbiamo subito una battuta d’arresto”, ammette il leader, che è visibilmente sprovvisto di dizionario, altrimenti avrebbe usato altre definizioni, come tracollo, disastro, insuccesso, sconfitta, disfatta, naufragio, fiasco, smacco, scoppola, sberla… E, riguardo a quelli che chiedono di discutere della “battuta d’arresto”, risponde: “non occupiamoci di loro ma occupiamoci di questo nostro amato paese”.

Il resto dello scritto è un vomitar veleno su chi osa esprimere la propria opinione su Facebook. Pensare che solo un paio di giorni prima lodava il Movimento 5 Stelle di Grillo e la partecipazione della base, che si è fatta appunto tramite le reti sociali. Savoia poi era stato uno dei primi a elogiare la “piazza virtuale” come mezzo per restare in contatto con gli elettori. Ma ormai ci siamo abituati alle sue svolte a 180 gradi.

E, ancora non pago di essersi ridicolizzato, nel post successivo svela i suoi dieci errori… che in realtà sono tre… e non sono neppure suoi, ma dei “talebani” del Partito, quelli che non lo adorano, quelli che osano dire che è colpevole di favoritismo per aver promosso persone incompetenti per motivi personali, che lo accusano di aver sacrificato il Partito sull’altare della sua ambizione, che gli ricordano che non può comportarsi come un cacique e che il Partito non è una sua protuberanza.

Insomma quelli che hanno lavorato per lui e per il Paese.

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