Ma chi è Sergio Savoia?

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20150601batman

di Batman

Sergio Savoia è diventato imbarazzante. Non per i suoi avversari o per i Verdi svizzeri, ma per chi lo ha sostenuto.

Lui che era così bravo a surfare sul malcontento e a sfruttare l’onda, adesso sembra un barca vuota in balìa della corrente, senza più timone né timoniere. Ha copiato lo slogan da Obama, il patto con gli elettori da Berlusconi, il blocco dei ristorni dalla Lega, i contingenti dall’UDC, la retorica da Blocher, gli slogan da Marine Le Pen, le serate cabaret da Grillo, la mimica dal Nano. Ha cambiato priorità, ha cambiato stile, ha cambiato modo di esprimersi, ha perfino cambiato abbigliamento in pochi mesi.

Nella sua frenesia di raccattar voti ovunque, Savoia ha glissato su certi temi per non dar fastidio a questa o quella parte e si è dimenticato delle proposte verdi, con il risultato di rendere il partito totalmente insipido. E infatti lui ha raccolto un mucchio di preferenziali, ma i Verdi si sono presi una scoppola micidiale. É normale: il preferenziale a uno che ti dà ragione lo dai, ma il voto di scheda a un partito che non capisci dove va a parare no.

Il peggio è che Savoia continua imperterrito sulla stessa non-linea.

L’ultima trovata, con tanto di annuncio la sera prima da parte di LiberaTv per tenere alta la suspense, ha lasciato tutti a bocca aperta… per lo sconcerto. Si parla di “scatto”, di “svolta”, di “mossa a sorpresa”, ma è più un ritorno al passato, visto che il progetto di trasformare i Verdi in movimento è di due anni fa. La “rivoluzione” consiste nel fatto che, dopo aver copiato tutti quelli che poteva, ora Savoia copia sé stesso, nell’intento di schivare la discussione sul flop delle elezioni e le responsabilità del suo “dream team”.

I temi sono gli stessi che aveva promesso di difendere durante la campagna per le Cantonali: lavoro, territorio, socialità, difesa del voto popolare. Ma, a parte quest’ultimo punto, sugli altri si è esposto ben poco. Quindi chi gli crede più?

Vuole un movimento che parta dalla base, ma non dalla sua di base, visto che non è disposto a discutere con chi non la pensa come lui. Vuole creare una rete di attivisti sul territorio, ma quando Alberto Benzoni si è dimesso dalla carica di coordinatore del Mendrisiotto dopo 30 anni passati a lavorare per il Partito Savoia non ha battuto ciglio.

E vuol far presto “perché va mantenuto l’entusiasmo”. L’entusiasmo? Una quindicina di Like per l’”intervista” pubblicata sulla sua pagina Facebook non sono esattamente una folla in delirio. Vuole “ascoltare il popolo”, ma banna, emargina, ignora chi non pende dalle sua labbra. Non si è neanche accorto che chi lo sosteneva ormai si defila perché non sa più cosa aspettarsi da lui e dai suoi fedelissimi.

A poco più di un mese dalle elezioni, c’è gente che non si sente già più rappresentata dal gruppo in Gran Consiglio. All’assemblea hanno presentato un programma, in campagna hanno detto altro e adesso che sono stati eletti vogliono cambiare di nuovo le carte in tavola. E senza passare da un’assemblea, a quanto pare, perché finora sia la riconferma del coordinatore sia le altre decisioni sono state prese da comitato e direzione… composti dai seguaci del leader.

Un leader che ha un unico obiettivo: Berna. Per raggiungere i suoi fini è pronto a tutto: scartare persone competenti per far posto a gente insulsa, mettere in pericolo la campagna sui salari minimi per testare la sua trovata riscaldata, perfino aderire a un comitato fondato da Blocher, che non scalfisce neanche la libera circolazione ma metterà in pericolo il rispetto dei diritti umani in Svizzera.

Le sue indecisioni, i suoi progetti lasciati a metà e le sue promesse mai mantenute ne hanno fatto un gregario scomodo anche per la Lega. “Savoia può fare quello che vuole, ma mai otterrà il nostro sostegno”, ha detto chiaro e tondo Attilio Bignasca. E, dopo essere stato piantato in asso anche dall’omologo leghista, il coordinatore verde ha annunciato con enfasi di non essere “né Grillo, né il Nano”, ma solo Savoia. Non ne avevamo dubbi: loro giocano in un’altra categoria.

Il vero problema è: chi è Sergio Savoia? Non lo sa nemmeno più lui, credo, a furia di scivolare da un ruolo all’altro.

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