Tutto normale?

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20150618scarinci

di Jacopo Scarinci

faccinaGASscarinciC’era un muro. Anzi: il Muro. Il Muro di David Bowie, Brian Eno, Christa Wolf, Christoph Hein, Lou Reed. Quello dei Pink Floyd, quello di Sparwasser che al Wolksparkstadion di Amburgo segna il gol partita contro la Germania Ovest e diventa eroe nazionale. Era il Muro dei ragazzi falciati alla schiena dai mitra dei militari orientali e lasciati morire nella Spree a Berlino, dei tunnel scavati per sbucare a Occidente, delle parate militari e dei baci a Breznev, della Stasi e dello spionaggio. Questo Murò non spaccò in due solo la Germania, ma l’Europa e il mondo.

Poi c’era anche l’Ungheria, un po’ diversa da quella di adesso. Era l’Ungheria della rivolta del 1956 annegata nel sangue dai Sovietici, l’Ungheria di Imre Nagy e Pàl Maléter, di uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, Ferenc Puskàs, che scappò dal regime di notte, con moglie e figlia. Un’Ungheria che il Muro di Berlino l’ha sofferto sulla propria pelle e il Patto di Varsavia l’ha vissuto militarmente e alle dipendenze del Compagno segretario di turno a Mosca.

Sembra che adesso proprio l’Ungheria stia per alzare un nuovo muro: alto 4 metri, a protezione dei 175 chilometri di confine con la Serbia, per impedire che da lì arrivino i migranti di stanza nei Balcani. Perché la Storia, quella con la S maiuscola, non è più in grado di insegnare niente a una società sempre più ignorante, populista, estremista.

Ed è così che, senza nemmeno essercene accorti, siamo arrivati a “legioni di imbecilli” (cit.) che sfogano sui social la loro ignorante frustrazione, a Ségolène Royal che invece di preoccuparsi dei migranti sugli scogli di Menton sproloquia sulla Nutella, a degli Ungheresi, vittime della Cortina di ferro per decenni e decenni, che alzano un muro a loro volta.

E tutto sembra normale.

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