44 coltellate italiane

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Di

20150727mordasini1

di T-800/101

Due settimane fa veniva assassinata con 44 coltellate una tabaccaia di Asti. Il bottino? 800 euro: neanche uno stipendio mensile decente. Tutti noi conosciamo l’Astigiano, una Regione del Piemonte, un po’ la Svizzera d’Italia, l’unica Regione con la Lombardia a confinare con il Ticino.

Ricordo che ho pensato due cose. La prima è che sicuramente sarebbe partita la solita manfrina leghista al di qua e al di là della ramina inneggiante al linciaggio dello straniero. La seconda che 44 coltellate per una rapina sono un fatto anomalo.

Pochi giorni fa in 10 mila a una fiaccolata hanno ricordato la signora così efferatamente assassinata, chiedendo giustizia e, come al solito, più sicurezza. Più sicurezza poi in un attimo si traduce in un giro di vite sugli stranieri, perché, chiunque sia il colpevole, non è mica normale che tutti questi marocchini, pachistani ed eritrei girino per le nostre strade come se fossero a casa loro.

Poi la svolta, notizia recente: l’assassino, un magazziniere di 46 anni padre di tre figli, ha confessato. È italiano e dice di aver perso la testa. Mi permetto di dubitare che quelle 44 coltellate, che la letteratura criminologica ci insegna figlie di solito del motivo passionale, siano frutto solo di un attacco di panico. Ma il punto è un altro: il mio sollievo per il fatto che l’omicida sia un connazionale della signora Fassi. Non è normale, per niente.

Ma non è neanche normale che qualcuno speri sia un extracomunitario. In tutta questa storia, a pochi interessa di Maria Luisa e del suo corpo trafitto. Ciascuno di noi spera solo che venga corroborata la propria tesi per gioirne. E questo non è normale, né da una parte né dall’altra.

Ma, soprattutto, troppo spesso si usa la notizia del crimine per lisciare il pelo al proprio elettorato e in fondo condividere con gli altri quei pregiudizi che sono stati seminati ad arte in decenni. Perché poi la notizia di due marocchini che salvano una vecchietta rimane relegata a poche testate, mentre l’albanese che uccide un ragazzo per gelosia assurge agli onori della cronaca in modo fin troppo pilotato.

Perché in realtà sono i nostri pregiudizi a parlare. Se anche gli eritrei di Losone in realtà di problemi grossi non ne hanno mai dati, anche un bagno al fiume diventa motivo per arricciare il naso perché farebbero “scappare i turisti”. Se questo non è razzismo, allora spiegatemi cosa lo è.

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