Bastonate su Comano, ma da quale pulpito?

Pubblicità

Di

20150722shevek

di Shevek

faccinaGASshevekC’è sempre qualcuno che vuole insegnare ai gatti ad arrampicare. Il più recente, stamattina, è Gianni Righinetti, nel suo editoriale sul “Corriere del Ticino”. Righinetti, appollaiato come un avvoltoio sulla spalla del pelatone, nell’attesa del proprio momento di gloria studia da direttore e, fedele alla scuderia, si esercita per dimostrare di essere all’altezza. E insomma stamattina ha scelto il suo bersaglio: la RSI. Bersaglio facile, eh: i nostri concittadini ticinesi hanno fucilato il nuovo canone, sicché dire peste e corna della televisione pubblica può solo suscitare borborigmi compiaciuti nelle budella dei lettori del “Corriere”.

La tesi di Righinetti… no, anzi, la tesi dell’editore del “Corriere” è la seguente: la RSI perde ascolti e i Ticinesi la bastonano nell’urna per due motivi gravi e importanti.

Anzitutto l’arroganza. Righinetti dice proprio così:

“Quel no è un atto di sfiducia nei confronti di Comano e della sua dirigenza, non per quello che fa o non fa oggi, ma per i modi che l’hanno contraddistinta nel corso degli anni. L’atteggiamento di superiorità, al limite dell’arroganza, manifestato per troppo tempo, la RSI lo paga oggi e i cittadini hanno in pratica servito il conto con tanto di interessi. Per troppi anni l’autoreferenzialità e un giornalismo non al di sopra delle parti hanno permesso alla RSI di muoversi come meglio credeva perché non c’erano alternative.”

Poi la qualità del prodotto:

“Oggi il modo di fruire della TV è radicalmente cambiato e anche quello che chiede il pubblico dalla radio non è più in linea con le esigenze dei decenni passati.”

Se per scoprire la qualità bisogna seguire il successo di pubblico, allora il prodotto di massima qualità assoluta, poiché genere un enorme traffico di dati in Internet, dev’essere di sicuro la pornografia. Per dire. Forse però lo scopo del servizio pubblico non dovrebbe essere solo offrire quello che il pubblico vuole a tutti i costi, a prescindere dalla qualità. Forse. Magari.

Fra le righe del pistolotto righinettiano bisogna leggere la tesi occulta, la stessa propugnata dalla Destra economica e politica nazionale: il privato è meglio del pubblico, sicché smantelliamo il pubblico per sostituirlo con il privato. Il “Corriere” non si spinge a definire la RSI un “terrario” come fa “il Mattino” (che peraltro si stampa a Muzzano, pochi metri sotto la poltrona sulla quale si posano le auguste chiappe di Righinetti), presentando l’azienda come un carrozzone di fancazzisti strapagati col canone più caro d’Europa. Però quello vuole dire: “Visto come facciamo bene noi nel privato? Invece la RSI, con mezzi importanti e 1’100 dipendenti, va a ramengo”. Ora, Righinetti e i Ticinesi contrari al nuovo canone della televisione pubblica dovrebbero porsi almeno una domanda: per avere gli stessi servizi, per poter vedere gli stessi film e telefilm e documentari e lo stesso sport, quanto dovrebbero pagare a un canale privato come Sky? Oppure preferirebbero una televisione imbottita di pubblicità, con spot ogni 5 minuti, come quelle di Berlusconi? Si facessero due conti. Avrebbero una bella sorpresa, scoprendo quanto poco costi la RSI per quanto offre: una televisione generalista di qualità nazionale a disposizione di 400 mila persone, pari al modesto 5% della popolazione svizzera. D’altronde parte di quel canone va in lauti finanziamenti anche alle emittenti private. Ci vuol dire Righinetti, per favore, quanti soldi pubblici intasca il suo editore per Teleticino?

Righinetti, cioè il suo editore, accusa la RSI di essere “non al di sopra delle parti”. In realtà vuol dire un’altra cosa: la RSI si mantiene equidistante e non fa i comodi della parte che piace a lui. “E per fortuna!”, diciamo noi. Il panorama mediatico ticinese è ormai asservito alla parrocchia del “Corriere”: hanno il principale quotidiano, una televisione privata, una radio, stampano il domenicale leghista, ora si sono presi anche una bella fetta dell’altro domenicale. Cosa rimane? “la Regione”, sulla cui durata a lungo termine, con questi chiari di luna, non scommetteremmo 2-centesimi-2. E la RSI, appunto. L’ultimo baluardo di un’informazione non spianata sul dogma neoliberista, non asservita alla Weltanschauung della Destra economica e della Lega (cioè la stessa cosa con due maschere diversa). Cioè quella che paga lo stipendio di Righinetti.

Potremmo concludere osservando come Righinetti accusi la RSI dalle pagine del “Corriere del Ticino”, un giornale sedicente “indipendente” ma capace di fare cose come questa o come quest’altra. Per la serie: “Il bue dà del cornuto all’asino”. Potremmo, ma soprassediamo.

Invece ci facciamo cogliere da un dubbio: tutto quest’astio contro la RSI non sarà per caso legato allo smacco subito dal capo del capo di Righinetti quando ha concorso al posto di direttore a Comano ma è stato rifiutato? Marcello Foa, già penna di spicco delle testate berlusconiane, non avrà slegato il rottweiler per togliersi un sassolino dalla scarpa?

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!