Cassa malati di Stato? No, grazie

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20150720cagnotti

di Marco Cagnotti

faccinaGAScagnottiÈ lì, sul tavolo: una cassa malati pubblica, gestita dalla Stato, possibilmente intercantonale. Dopo il fallimento del voto per la cassa malati pubblica e unica, sembra un Piano B ragionevole e sociale. L’ultimo a rilanciarlo è Franco Denti, in una dichiarazione a LegaTv. Ma non funzionerà. Anzi, peggiorerà ancor di più la situazione, purtroppo. Vediamo perché.

Ammettiamo che più Cantoni si uniscano per creare una cassa malati pubblica. Ammettiamo che ci riescano. Ammettiamo che quest’assicurazione nasca e, per comodità, da qui in poi chiamiamola per convenzione Cassa Malati Pubblica (CMP). Come opererà? Un fatto è fuori discussione: la CMP dovrà operare in un contesto di libero mercato, dunque di concorrenza con le assicurazioni private.

Le casse malati private cercano di evitare i cosiddetti “cattivi rischi”: pazienti che, vuoi per l’età avanzata, vuoi per problemi di salute particolari, hanno bisogno di cure costose. Le assicurazioni usano metodi piuttosto efficaci per evitare i cattivi rischi: sono obbligate per legge ad assicurarli, ma ritardano o perfino negano il rimborso delle prestazioni, costringendo i malati a estenuanti discussioni, cause, litigi, incazzature. Alla fine l’assicurato, stufo marcio, va a cercarsi un’altra assicurazione. Che lo accoglie, lo assicura perché è obbligata, ma poi ricomincia la trafila. Chi ha qualche serio problema di salute o un congiunto anziano con acciacchi della terza età ha sperimentato tutto questo. Risultato: assicurati insoddisfatti, prestazioni non rimborsate, spese amministrative. Un sistema inefficiente e insoddisfacente perché finalizzato solo al profitto delle assicurazioni private. Ecco, adesso introduciamo nel sistema la variabile CMP: come si comporterà la nostra nuova Cassa Malati Pubblica?

La CMP potrà fare due cose. Potrà per esempio comportarsi come le altre casse malati. Quindi dovrà evitare i cattivi rischi, cercando di rifilarli alla concorrenza. Ma questo noi non lo vogliamo: non ci interessa una nuova assicurazione fetente come le altre. Noi vogliamo un’assicurazione sociale. Sicché la CMP dovrà accogliere a braccia aperte tutti i cattivi rischi. Vedete la conseguenza? Nel giro di pochi anni, la CMP diventerà il rifugio di tutti i casi più costosi. Non potrà respingerli coi soliti trucchi, per non comportarsi come le altre casse malati. Dovrà tenerseli e… rimborsare loro le cure. Ma questo comporterà costi elevati. E allora? Allora avrà due possibilità: aumentare i premi e perdere concorrenzialità oppure, essendo pubblica, usufruire della garanzia della Stato. Cioè di tutti noi contribuenti. Nel giro di pochi anni i buoni rischi, poco costosi, andranno ad assicurarsi presso le casse malati private, mentre quelli cattivi, rimbalzati da una cassa all’altra, finiranno nella CMP e le loro cure saranno a spese dello Stato. Questo è il classico meccanismo neoliberista, ben noto a tutti noi: i profitti ai privati, i costi alla collettività.

Insomma, una cassa malati pubblica, per essere davvero sociale, deve operare in regime di monopolio: dev’essere pubblica e anche unica. Se accetta la logica del libero mercato, è fregata: gli assicuratori privati scaricheranno sulla collettività tutti i casi più costosi. E lucreranno non come prima, ma peggio di prima.

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