Fregare il fisco. Legalmente

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di Marco Cagnotti

faccinaGAScagnottiPoche cose fanno incazzare come l’ingiustizia. Prendi il fisco, per esempio: il problema non è pagare le tasse – ché quello, lo sai, è necessario per far funzionare la società – ma pagarle tutti il giusto. Quando scopri che un libero professionista ha evaso le tasse per migliaia o perfino decine di migliaia di franchi, a te, contribuente onesto fino all’ultimo centesimo, non girano le palle? Ti senti un fesso, no? Beh, per qualcuno è legale. E non sono migliaia, ma miliardi.

“L’abuso del sistema fiscale da parte delle imprese multinazionali aumenta il peso fiscale sugli altri contribuenti; viola gli obblighi civici delle imprese; sottrae ai paesi sviluppati e in via di sviluppo risorse importanti, necessarie per combattere la povertà e finanziare i servizi pubblici; inasprisce la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi e aumenta la dipendenza dei paesi in via di sviluppo dall’assistenza esterna”.

Questa è la dichiarazione di princìpi della Commissione indipendente per la riforma della tassazione societaria internazionale (ICRICT), di cui fa parte gente del calibro di Jayati Ghosh e Joseph Stiglitz. Secondo loro gli Stati nazionali, ciascuno con la propria fiscalità, sono obsoleti.

Siccome siamo in democrazia, tu credi, con il tuo voto, di poter influenzare anche la politica fiscale del tuo Paese. Povero illuso: i giochi pesanti si fanno a un livello ben più alto del tuo Paese. Un livello sul quale la democrazia non conta nulla. Infatti, mentre tu, piccolo contribuente, non ti puoi spostare dove ti fa più comodo, le multinazionali possono. E lo fanno. E vanno a porre la propria sede legale non dove guadagnano, ma dove la pressione fiscale è minima. Si chiama, con un eufemismo elegante, “ottimizzazione fiscale”. Risultato: miliardi di franchi negati alla collettività. Un esempio? McDonald’s ha fatto più di 20 miliardi di euro di ricavi nel 2013, di cui il 40% in Europa. Però, secondo Warn on Want, nei quattro anni precedenti, attraverso una società installata in Lussemburgo, ha pagato una manciata di milioni di tasse. La perdita stimata per i Paesi dove McDonald’s guadagna di più è intorno al miliardo di euro: soldi sottratti soprattutto al fisco di Francia, Italia, Spagna e Inghilterra.

Una frode? Tecnicamente no. Il giochetto è possibile grazie alla cosiddetta “concorrenza fiscale”, tanto amata dai partiti di Destra anche in Svizzera: guai a pensare di metterla in discussione! No no no: “lasciate che i ricchi vengano a noi”, per adeguare il detto evangelico ai moderni intrallazzi fiscali.

Chi ci rimette sono soprattutto i Paesi più poveri: secondo il Fondo monetario internazionale (che non è un covo di marxisti-leninisti, eh!), l’elusione fiscale delle multinazionali costa loro qualcosa come 213 miliardi di dollari all’anno. Ci credo che poi sono poveri!

Ma, com’è ovvio, la colpa della nostra insicurezza è dei migranti sulle carrette del mare. Quelli fanno schifo perché – pensiamo – vengono a rosicchiare un po’ del nostro benessere. Invece le multinazionali, che dovrebbero pagare il giusto e contribuire così a ridurre la povertà, causa principale delle migrazioni… ecco, quelle le accogliamo a braccia aperte e facciamo loro ponti d’oro fiscali purché si installino qui. Lo vedi il paradosso?

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