Il massacro delle balene pilota

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20150726mordasini

di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniNel 1298, alle isole Faer Oer, protettorato danese, fu stilato un documento, lo “Sheep Letter”. Esso stabiliva e includeva leggi che limitavano il numero delle uccisioni di balene. Nel XIX secolo, il Parlamento faroerese decide di rendere più rigide le regole relative alla caccia dei globicefali, perché in effetti parliamo di balene, ma quelli che si cacciano alle Faer Oer sono grossi delfini, chiamati anche balene pilota. Già nel 1907 – dunque parliamo di 108 anni fa – il Parlamento danese stese una bozza di legge per evitarne l’estinzione.

Più di un secolo fa qualcuno si era reso conto che la caccia indiscriminata ai globicefali rischiava di portarli all’estinzione. E questa è storia recente. Sempre di più gli antropologi e i paleontologi fanno risalire all’essere umano la scomparsa della megafauna nei continenti. Dal gigante moa neozelandese al megacero europeo. Un secolo fa i Danesi si accorsero che rischiavano di estinguere la balena pilota.

E bravi i Danesi.

Peccato però che, insieme all’Islanda e alla Norvegia, la Danimarca sia fra le poche nazioni europee che oggi si fanno un baffo del divieto di uccidere le balene. E allora ogni anno alle isole Faer Oer si assiste a una tragica mattanza in cui i globicefali, accerchiati dalle barche, vengono spinti a riva, spiaggiati e finiti a colpi di fiocina o di coltello. Centinaia di grossi delfini ogni anno soccombono a un’usanza. Dicono che è la tradizione e che per un uomo delle Faer Oer è importante. Certo, come la corrida per gli Spagnoli o la caccia alla volpe degli Inglesi: ti fa sentire uomo.

Io mangio carne, mi piace, ma detesto le uccisioni inutili. Lo insegno anche ai miei figli quando hanno paura di un ragno o le formiche danno loro fastidio. Ma questo è il meno.

A volte ho un dubbio atroce sui primati e sui delfini, ma non solo. Anche sui maiali, sui ratti, sulle pecore. L’idea che se non sono umani non si rendono conto della sofferenza è abbastanza idiota al giorno d’oggi. Inoltre abbiamo stabilito che non solo l’intelligenza ma anche lo sviluppo emotivo di primati e cetacei è decisamente importante. Molto importante.

Ecco perché sto male quando vedo dei grossi delfini uccisi infilando loro nello sfiatatoio e nel cranio un attrezzo apposito per finirli. Non mi piace, non ne capisco l’utilità virile. D’accordo, anche qui c’è chi caccia cervi e cinghiali, ma – non so perché – la morte del delfino mi sembra uno spreco: uno spreco per la terra, per la comprensione, per il viaggio che noi e loro potremmo fare insieme. E poi diciamolo chiaro: alle Faer Oer non hanno mica più bisogno delle balene per vivere, vanno al supermercato anche loro. Allora preferisco pensare agli sforzi dei volontari quando branchi di balene si spiaggiano e, invece di fiocinarle, centinaia di persone perdono il sonno per tenerle bagnate, spingerle, trascinarle in mare e dare loro la libertà.

Penso che ci sia una grande simbiosi tra noi e i cetacei. Una curiosità, un’affinità. Il giorno in cui l’uomo la smetterà di uccidere le balene sarà un grande giorno e sarà, soprattutto, un gradino in più verso la pace tra i simili: uomini, balene, gorilla, scimpanzé. Sarà un grande passo nella comprensione tra specie.

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