Il Nano e il kebab

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di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniIn Via Monte Boglia, che sta diventando una specie di Gardaland dedicata al compianto Giuliano Bignasca, sotto al murales della Lega è sorta una “statua”. In realtà una ciofeca inenarrabile rappresentante il profilo del Nano in forma bidimensionale, una lamiera con tanto di dediche di tutti coloro che lo hanno amato. Ma i gusti sono gusti, mica mi sarei aspettato di veder uscire da via Monte Boglia qualcosa che abbia vagamente a che fare con la raffinatezza. La Lega, per sua tradizione schifa l’arte e ogni rappresentazione che abbia un sapore vagamente culturale. Ce lo hanno insegnato gli accanimenti contro il LAC o contro il “museo delle carabattole”.

Ma il punto non è questo. Accanto al profilo del Nano, che purtroppo per lui ricorda un incrocio tra gli affreschi aztechi e un geroglifico egizio, sta per sorgere una kebabberia. Sotto quel covo di xenofobi, in quella tana di rabbiosi detrattori di qualsiasi cultura non confrontabile con la loro, è approdata la multiculturalità.

L’antagonista turco-mediorientale della pizza, il panino che ha conquistato il mondo dopo l’hamburger, allieterà i palati dei ragazzi dello CSIA e del CISA (scuole che fabbricano cultura), alla faccia dell’odio etnico.

Eh sì, perché, per quanto i Leghisti si agitino sproloquiando di muri e ramine, il mondo ormai è globale e la Lega è destinata, perlomeno sul lungo termine, a perdere la lotta contro la multiculturalità. Fra 100 anni boccalini e luganighe saranno forse anche loro in qualche museo delle carabattole come le rare maschere delle culture oceaniche ormai quasi estinte esposte all’Heleneum. E magari, accanto a qualche foto d’epoca, troveremo una teca con qualche Leghista imbalsamato, a rappresentare l’ineluttabilità della storia e dell’evoluzione.

Tutti noi, nel corso della nostra esistenza, possiamo diventare dei panda.

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