Bongo bongo giù nel Congo

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Di

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di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniNon so se ridere o piangere. Certo che la madre degli imbecilli è sempre incinta, ma ultimamente siamo di fronte a una vera nursery di imbecilli, fitta come un formicaio.

A Cologno, in visita per l’Expo, un pullman di studenti inglesi per la gran parte di colore ha creato la psicosi ai bravi cittadini (si suppone bianchi e cattolici) che li hanno scambiati per migranti clandestini. Eh, già: mica puoi essere nero e non essere un profugo. Sei migrante per forza, ce l’hai nel DNA, come l’osso nel naso e la pessima abitudine di mangiare i missionari.

Ecco perché tanti bravi cittadini di Cologno ci sono cascati, e si sono fatti gabbare da questi astuti studenti britannici che non si capisce come mai sono marroni. Una vera truffa. Un inghippo imbarazzante. Addirittura il sindaco, poverino, si è sentito in dovere di dichiarare: “La deformazione della realtà che ho visto in atto è una vergogna e un pericolo. Attenzione tutti, di qualunque matrice politica: nero non equivale a clandestino”.

Naturalmente la voce che un’orda di africani era arrivata in pullman in un hotel di Cologno si è ingigantita grazie ai social, che fungono da mantice alle piccole braci fasciste che covano sotto la cenere del perbenismo italico. Perbenismo che del fascista ha mantenuto però un saldo ricordo, al ritmo di marcette come “Faccetta nera” o “Bongo bongo bongo”, classici musicali di un’Italietta che sognava l’impero ma si prese solo una serie di scoppole gigantesche, prima dagli Etiopi e poi dagli Inglesi.

Il sindaco, evidentemente più intelligente di molti suoi concittadini di matrice – supponiamo – legaiola, ha parlato anche di “ottuse associazioni di idee sull’aspetto fisico delle persone”. Appunto: negro = profugo.

A questo punto penso che di ridere non ho proprio più voglia, ma nemmeno di piangere. Avrei solo voglia di prendere a pedate nel sedere certi bravi cittadini, che probabilmente cominciano le loro frasi con: “…non è per essere razzisti, ma…”.

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