La partita

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di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniOrlando Del Don, democentrista trombato alle ultime elezioni, non conta più una cippalippa, ormai. Rimane però un personaggio pittoresco, nel suo continuo livore e con la sua fisicità da dittatore sudamericano.

Il Del Don si scaglia contro la partita tra la squadra del Gran consiglio e quella, creata ad hoc, degli asilanti di Losone. L’Orlando furioso si picca perché ritiene che i giocatori-politicanti sotto elezioni si facciano pubblicità impropria. A parte il fatto che mica sarebbe reato, vorrei vedere quanti voti raccogli a simpatizzare con dei poveri disgraziati che vengono spellati vivi ogni 3 per 2 sul mattinonline e sul suo fratellone di carta. Ma la questione penso sia un altra, e Del Don lo sa benissimo.

Vi ricordo due bei film, anche abbastanza famosi: “Fuga per la vittoria”, ambientato durante la Seconda guerra mondiale, nel quale un gruppo di prigionieri di guerra russi e britannici batte la squadra dei nazisti in una partita a calcio memorabile, e “Sleepers”, in cui i ragazzi di un riformatorio sfidano duro i secondini, vincendo. In “Sleepers” i piccoli protagonisti convincono il duro afroamericano Rizzo a giocare. Rizzo si fa persuadere, anche se sa che sarà poi lui, unico nero, il bersaglio dell’odio dei guardiani. La squadra dei ragazzi vince e Rizzo finirà pestato a morte in una cella di isolamento.

Penso che la logica ci sia e che sia anche abbastanza chiara: far giocare gli asilanti, renderli giocatori degni non di una controparte qualsiasi ma della squadra di chi detiene il potere in Ticino, dà loro una valenza non solo di avversari ma anche di esseri umani. Se li fai giocare, ci sudi insieme, gli dai la mano a fine partita, ridete e alla fine magari vi bevete qualcosa insieme, queste persone non sono più quei cani che ti vogliono vendere l’UDC e la Lega, ma esseri umani. Esseri umani che gioiscono per una vittoria o si rammaricano per una sconfitta, gente che da piccola ha giocato con palle di stracci per le strade di Zula o nei vicoli di Aleppo. Persone che hanno a casa mamme e fratelli che tifavano per loro. Individui che magari agli ultimi Mondiali vedevano di sfroso un megaschermo e si abbracciavano per la vittoria di un squadra che amavano. Magari anche una squadra europea.

Ecco perché Del Don e tanti altri (vi risparmio lo schifo dei post su Facebook) si indignano così tanto per una partitella: quelli che fino a ieri erano rifiuti sono di colpo diventati uomini.

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