Padroncini zucchini

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Di

20150824ar

di A.R.

Oggi, salendo per tra le stradine di Brione sopra Minusio per andare in Val Resa, ho visto diversi padroncini o comunque operai di ditte non nostrane con vari Kangoo-Ducato-Berlingo (i Transit no, quelli li usano solo gli operai bergamaschi, che è meglio non far incazzare). Tutti indaffarati nelle ville spagnoleggianti e pacchiane dei nostri cari Confederati e Ticinesi abbienti. Archetti e tetti in coppi che nemmeno a Ibiza. Siepi invalicabili e autorimesse lussuosissime in un tripudio di spreco del territorio da far impallidire anche chi ha ideato la zona industriale di Pittsburgh.

Falegnami, elettricisti, muratori, pittori, giardinieri. Solo che qualcosa non quadrava. Le targhe non erano VA e CO o magari VB. Nemmeno MI. Macché. A parte qualche TI spaurito, molti di questi bei camioncini tappezzati di “Malerei Schöpf”, “Schreinerei Caviezel”, “Gärtner Mumenthaler”, “Elektriker Albach” arrivavano da San Gallo, Berna, Uri e Grigioni.

Ora, va bene imprecare contro i padroncini padani. Ma – dico io – possibile che nemmeno gli artigiani svizzeri possano essere ticinesi? Che cazzo di bisogno c’è di andare a prenderli a Glarona, visto che nemmeno ci guadagni col cambio? Ma siamo rincretiniti del tutto?

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