I turisti scappano? E vorrei vedere!

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di Andrea Riberti

È una bella serata limpida e calda a Zurigo. La città è qui, ma sembra lontana. Tutto è tranquillo, si sentono solo i tram che scorrono felini, strapieni di gente. Da un po’ di tempo sto iniziando ad apprezzare questa metropoli in formato svizzero che è molto più vicina ai cittadini di quanto si creda.

Siamo invitati a una festicciola tra famiglie in uno di quei giardini urbani fatti di tante casettine di legno e bandiere che annunciano allegre le varie provenienze dei fortunati affittuari. Vedo piantagioni soprattutto italiane e spagnole. Ma anche portoghesi, balcaniche. Ce n’è una cubana. E svariate altre. Un bel mix che tanto non piace alle Destre di questo Paese. Gli orti si trovano giusto accanto a una serie di case degli Anni Venti, amministrate in cooperativa sulle alture appena sopra il centro. Le strade sono libere dalle auto e cosparse di panchine, tavoli, griglie, legnaie, biciclette. I giardini non sono separati da siepi invalicabili ma da alberi e arbusti disordinati, mentre la vegetazione cresce un po’ selvaggia e rigogliosa. I bambini possono correre e giocare in una sorta di giungla urbana come se fossero in paese. Siamo davvero a Zurigo?

Vengo a sapere che gli abitanti delle case sanno già che il loro contratto scadrà fra 20 anni. Da bravo ticinese che non guarda oltre il proprio naso, mi metto subito sulle barricate: “Ma come, non è giusto, che roba è, mica la accetto una cosa così!” Andreas, il nostro ospite, con calma e senso civico tutto svizzero-tedesco mi risponde con disarmante ovvietà: “Queste sono case per famiglie con bambini. Se fra 20 anni noi saremo ancora qui, come faranno le nuove famiglie? Dove andranno? Certo, ci dispiace, ma non ci preoccupiamo perché, dal momento che accettiamo di partecipare alla cooperativa, sappiamo che queste sono le condizioni”. Andreas aggiunge inoltre che, scaduto il termine, verrà tutto demolito. Peccato, penso io. Perché distruggere un paradiso del genere? Ma lui, tranquillo, mi dice che la popolazione aumenta e non ci si può più permettere di sprecare territorio. Bisogna densificare per evitare di aggredire ancora di più le campagne attorno a Zurigo. Perciò verranno costruite dalla cooperativa nuove abitazioni più razionali, energeticamente all’avanguardia e più capienti. Tra le sue parole scorgo quasi un senso di colpa per il fatto che, già in questo momento di emergenza dell’alloggio, questa fortunata comunità si permette di “sprecare territorio” a scapito della popolazione che aumenta. Ecco, siamo proprio a Zurigo. Mi verrebbe voglia di invitarlo a osservare la collina del Locarnese.

Da Brissago a Contra, la vista è una cartolina dell’orrore edilizio, uno spreco di territorio inaudito, una montagna fatta a pezzi da ville e villozze spagnoleggianti, case a gradoni, siepi alte come cattedrali, telecamere, strade private, palazzi incastrati nella roccia viva fatta a pezzi, parcheggi sotterranei che nemmeno il Gottardo, Suv, Audi e Mercedes adagiati in garage talmente lussuosi che casa mia, in confronto, sembra una gabbia per conigli. E dove – sono sicuro – nessuno si sente in colpa per lo spreco del territorio a scapito di un’urbanizzazione intelligente.

Alcune settimane fa il quotidiano “Le Temps” ha raccontato della crisi del turismo in Ticino. I turisti scappano, se ne vanno, non tornano più. Pare a causa del franco forte. E allora, volendo prevenire inutili e costosissimi mandati alla SUPSI per studiare come evitare il tracollo del turismo in Ticino, basterebbe una visita gratuita a Locarno. La offro io. Partendo però dall’uscita di Bellinzona Sud.

Proporrei di non osservare le montagne ma di tenere lo sguardo ad alzo zero. Chiederei di immaginare cosa mai possa pensare un turista in quella fila interminabile di capannoni, centri commerciali, fabbrichette, autolavaggi, sterrati di auto usate, villettopoli con i loro posteggi più grandi delle case stesse, concessionari di auto che aggrediscono a poco a poco quel poco che resta dei campi senza nessuna pianificazione intelligente, perché ogni Comune vuole la sua zona industriale, la sua zona residenziale, la sua zona per i bordelli, tanto che invece di andare verso il lago Maggiore qui sembra la strada di accesso al porto di Savona. E, una volta arrivati a Locarno, proporrei di andare sull’inutilizzabile lungolago soffocato da palazzoni e traffico per guardare verso Muralto (dove non credo esista un solo prato sopravvissuto, a parte i giardini di plastica del lungolago) avvolta in un caos edilizio tipico delle colline sopra l’autostrada a Genova. Farei una visita nel Quartiere Nuovo, inno alla bruttezza edilizia, e chiederei di guardare Minusio da Brione verso la giungla di palazzi tutti insignificanti che stanno soffocando il poco verde che resta.

I turisti scappano? Beh, sì. Nemmeno io avrei voglia di andare in vacanza in mezzo al traffico e al cemento sopportando prezzi che sono elevatissimi da ben prima che ci fosse il franco forte. Certo, bisogna densificare, su questo sono d’accordo con Andreas: la popolazione aumenta, da qualche parte deve pur andare a vivere. Ma quella che si fa in Ticino è una pianificazione speculativa, non certo attenta al territorio e ai veri bisogni della gente.

Mi rendo conto che c’è sempre il rischio di idealizzare, mentre la realtà è probabilmente diversa dal mio discorrere. Ma intanto io ritorno con i pensieri tra i filari di case comunitarie, le strade con i tavoli ricoperti dai colori degli acquerelli, i giardini senza siepi, i bambini che corrono da un giardino all’altro e le grigliate sotto il Viadukt accanto alla Josefswiese affollata di gente e famiglie che arrivano da tutto il mondo…

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