Ich merkele, du merkelst…

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20150902santerre

di Santerre

L’editoriale di Matteo Caratti pubblicato su “laRegione” del 2 settembre è un inno ad Angela Merkel e alla speranza che la “stoffa della statista” mostrata dalla Cancelliera aiuti la Germania a essere non solo locomotiva economica, ma anche riferimento sui “valori universali, come quello dell’asilo”. Una speranza che si fonda su un giudizio rivedibile.

In Germania da tempo gira, nello slang giovanile, un nuovo verbo: Merkeln. E significa aspettare, tentennare, essere incapaci di prendere una posizione. Viene usato talmente spesso che in autunno una commissione di linguisti si riunirà per decidere se inserirlo nel vocabolario ufficiale della lingua tedesca. Ed effettivamente basta guardare agli anni di Merkel come cancelliera per capire che questi giovanotti hanno solo ragione.

Angela Merkel non ha mai preso una decisione che fosse una. Piccola vedetta dell’Est, lei attende, guarda dove tira il vento, fa esporre gli altri, secca uno per uno gli avversari, salta sul treno giusto e rivendica la vittoria. Il “caso Grexit” è stato gestito unicamente da Wolfgang Schäuble, con Merkel a far da banderuola. Riguardo al tema dell’asilo citato da Caratti, si è dovuto aspettare che dei neonazisti dessero fuoco a una palestra di Heidenau riservata all’arrivo di alcuni migranti per farla smuovere e rassicurare il popolo tutto.

Merkel è la “Mutti” dei tedeschi, fa la spesa alla Lidl in centro a Berlino, non si espone, non disturba, non decide. Agisce nell’ombra, fin da quando, dopo la riunificazione, scavalcò con metodi poco ortodossi lo stesso Schäuble diventando delfina di Kohl, il quale a dir poco la detestava. Idem dicasi dell’ex presidente della Repubblica Wulff, fatto sloggiare per un mutuo agevolato, di Karl-Theodor zu Guttenberg che da astro nascente della CDU ha chiuso con la politica per un paio di capitoli della sua tesi di dottorato copiati, fino a Jens Weidmann, parcheggiato alla Bundesbank rendendolo inoffensivo per la sua aurea.

Qualcuno penserà che anche questo significhi essere una statista. Il fatto è che Caratti è sicuramente meno cinico di me, e non so se dopo un’attenta riflessione veda ancora Merkel al pari di statisti di Destra come De Gaulle, Thatcher o Kohl.

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