Il sesso a scuola

Di

20150925mordasini

di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniLa recente polemica creata dal PPD va a colpire le solite strutture e istituzioni che per mandato, come la scuola, hanno l’obbligo di sconfinare, secondo loro, in un territorio che, se non dev’essere dei genitori, deve almeno avere un posto d’onore per la religione cattolica. Dunque niente omosessuali, niente aborti, niente preservativi… e insomma queste storie le conosciamo.

In particolare, a sentire il PPD i centri di pianificazione familiare sembrano quasi una fabbrica di aborti. Maurizio Agustoni, il deputato che ha presentato l’interrogazione al Governo, scrive: “Non è un caso se tra gli indirizzi utili vengono citati i Centri di pianificazione famigliare, ma non le associazioni che si occupano di sostenere le giovani madri”. Associazioni che saranno – supponiamo – di stampo cattolico e che si occupano di sostenere le giovani madri. Cosa che i centri di pianificazione familiare non fanno. Giusto? Sbagliato?

Per saperne di più, ci siamo rivolti a Marco Baudino, di Infogiovani, e a Mirta Zurini, responsabile del coordinamento dei centri di pianificazione familiare.

Baudino ci spiega che a gestire i centri sono persone qualificate e professionisti del settore. E che in nessun modo c’è un invito all’aborto nei confronti delle giovani madri.

La stessa cosa ci conferma Zurini, aggiungendo altre informazioni. Per esempio che in Svizzera il trend delle interruzioni di gravidanza è in calo da alcuni anni e si attesta intorno alle 10 mila all’anno, collocandoci così tra i Paesi più virtuosi. Zurini ci dice inoltre che a livello svizzero meno dell’1% delle richieste ai centri di pianificazione familiare arriva da minori di 16 anni (maturità sessuale ammessa per legge in Svizzera): dunque un centinaio in tutta la Svizzera. Quando una ragazza si rivolge a uno dei centri, viene presa a carico da persone appositamente formate nel settore psico-pedagogico. Nulla viene fatto per imporre pressioni o indirizzare la giovane verso soluzioni a lei sgradite. Prima di intraprendere dei passi concreti, in media si svolgono almeno 5 incontri.

Perciò questo terrorismo nei confronti di strutture statali che fanno bene il proprio lavoro ci sembra fuori luogo. Lo Stato ha il compito di aiutare, non di indottrinare, e la religione, come ci ha insegnato Franscini, deve stare fuori da certi ambii. Purtroppo, uscita dalla porta nell’Ottocento, cerca pervicacemente di rientrare dalla finestra.

Stia dunque tranquillo Agustoni: se sua figlia restasse incinta, sarebbe in buone mani e, se decidesse di tenere il bambino, avrebbe dal nostro Stato tutto il supporto necessario, per qualsiasi soluzione e senza alcuna pressione a favore dell’aborto.

Un’ultima cosa: essere atei o agnostici non vuol dire essere contro la vita. Anche gli atei hanno figli, li amano e soffrono per loro. Anche gli agnostici si angosciano davanti all’ipotesi di un’interruzione di gravidanza. La differenza con i cattolici sta nell’autodeterminazione delle persone: ognuno di noi ha il diritto di scegliere e non dev’essere un dogma religioso ad aggiungere problemi a una già incresciosa situazione.

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