Il suicidio di Tsipras

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Di

20150911santerre2

di Santerre

Alexis Tsipras è crollato nei sondaggi. Nell’ultimo, abbastanza credibile perché non commissionato da alcun partito, viene dato in vantaggio di un’incollatura sulla Destra moderata ed europeista di Nea Dimokratia.

Insomma, in poche settimane l’ex premier greco è riuscito a lasciare per strada quel 20% abbondante di vantaggio che aveva sui suoi principali avversari. L’abbandono di Yanis Varoufakis e dei duri e puri di “Piattaforma di Sinistra” dell’ex ministro Lafazanis sicuramente incide e inciderà sul voto, ma il problema per i Greci sembra essere Tsipras stesso: non sanno più che Alexis hanno di fronte, ed effettivamente in soli 9 mesi di mute ne ha cambiate non poche.

A gennaio ha vinto le elezioni con un programma di rottura autentica, dichiarando guerra all’austerità, alla corruzione, all’evasione fiscale, anche all’Europa, certo, sebbene magari un po’ più sottovoce perché non si sa mai. Sono seguiti mesi in cui lo Tsipras rivoluzionario è diventato uno Tsipras addormentato: i dossier a cui avrebbe dovuto lavorare in quei mesi sono stati presentati quasi vuoti a pochi minuti dallo show down, dove nel giro di una settimana abbiamo avuto lo Tsipras Cuor di Leone che chiama alle urne il popolo per decidere se approvare o no un memorandum allucinante e lo Tsipras realista che infischiandosene del voto ha finito per accettare un memorandum ancora più allucinante, votato per giunta dalle opposizioni e non dalla maggioranza di governo.

La vittoria finale di Wolfgang Schäuble in fondo è stata questa: se non riesci a battere un avversario, minane la credibilità e lui penserà da solo a suicidarsi. Tsipras lo ha fatto in buona fede e con uno slancio emotivo notevole, anche se scontrandosi contro un muro.

Arrivati a questo punto, un Greco a caso potrebbe farsi un’innocente domanda: “Perché vado a votare, allora?”. A Tsipras la risposta. Ammesso che, oggi, ne abbia una.

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