Il vino, la cultura e le cazzate

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Di

20150921santerre

di Santerre

Bisogna essere brutti dentro per essersi molto divertiti alla “Bacchica” che ha avuto luogo a Lugano lo scorso fine settimana.

Da che mondo è mondo, il vino è cultura, storia del territorio, un racconto che si perde nelle generazioni e nei sapori, nella vendemmia e nella degustazione, nei boccalini e nelle tradizioni. Ma chi, come me, ha avuto la sventura di girare per Lugano in quei giorni, e magari a differenza di me nutriva anche qualche aspettativa, è rimasto di sicuro deluso.

Per prima cosa andrebbe spiegato a noi comuni mortali e rispettosi cultori del Merlot cosa c’entrasse quel palco in piazza Dante Alighieri dove sabato pomeriggio hanno sfilato delle modelle al ritmo di agghiaccianti frastuoni da discoteca. Un’altra curiosità potrebbe riguardare, ad esempio, la tarda serata del venerdì, dove piazza Riforma sembrava la sede della sagra del liscio che si tiene negli alberghi romagnoli frequentati da pensionati e tedeschi. E potremmo andare avanti a snocciolare esempi che hanno reso una potenziale occasione un fiasco. E non di vino.

Si fa sempre un gran parlare dei nostri valori e delle nostre tradizioni, ma poi? Poi mischiamo il Merlot con sfilate o discoteche e il buon cibo con devastanti interpretazioni de “L’estate sta finendo” dei Righeira. Non sarà che, a forza di dare sempre la colpa agli altri, siamo finiti noi stessi a non dare il giusto valore alla nostra cultura, alimentare e non?

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