Mamma li turchi? Mamma il TTIP!

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20150911pea

di Gherardo Pea

Tutta l’Europa è a guardia delle frontiere, in trincea a respingere o accogliere. Pagine su pagine scritte e ore di lunghi discorsi: mille domande e poche risposte su come si potrà affrontare e sostenere questa migrazione “afro-ottomana”. Mentre strisciante e cheta prosegue il suo cammino la vera invasione, la “colonizzazione nordamericana”.

Sì, proprio così! Tra poco tempo avrà il via libera la colonizzazione dei nostri scaffali e dei nostri codici di procedura civile, con la firma del Trattato Transatlantico America-Europa (TTIP). Il trattato imporrà l’utilizzo delle norme americane, ossia il Codex Alimentarius e l’ISDS, negli accordi commerciali fra Paesi europei e ditte multinazionali americane, rendendo carta straccia tutte le norme europee e dei singoli Stati. Si avrà la creazione di un raddoppio del mercato del lavoro, dei consumi e dei servizi in Europa: ditte europee che dovranno rispettare le norme e gli standard europei da una parte e ditte americane che rispetteranno le norme e gli standard americani (non elevati, anzi con meno garanzie per i consumatori!) dall’altra.

Il “Made in…”, le classificazioni DOP, DOC, DOCG, VITI non avranno più senso. Avremo Merlot del Ticino prodotto a Ottawa, Grana Padano direttamente dalla California, Champagne di New York, il “D’Alpe” dall’Ontario e via così, senza i giusti controlli di qualità. I marchi, le garanzie, le norme che regolano la produzione e salvaguardano i consumatori non avranno più valore. Un Far West che metterà a dura prova i consumatori e la loro salute, innalzando i costi sanitari, visto che i criteri utilizzati dal Codex sono meno restrittivi. Le industrie locali nostrane le norme dei singoli Paesi ed europee le dovranno rispettare con tutti i costi del caso, a differenza delle ditte americane. La sovranità degli Stati sarà condizionata, poiché l’esplicito riferimento al Codex fa sì che ogni variazione più restrittiva possa essere sanzionata perché considerata distorsiva del mercato. Infine, il potere giudiziario nazionale dei singoli Stati verrà meno, perché con l’applicazione del ISDS varranno i termini contrattuali dell’accordo stipulato con la ditta americana, dove sono inserite clausole che non necessariamente si ritrovano nelle Leggi nazionali e su cui una Corte giuridica convenzionale non può intervenire.

TTIP anticrisi? Lo studio del Cerp, condotto nel non lontano 2013, evidenzia come in condizioni ottimali i primi segnali di miglioramento, ossia l’innalzamento del PIL dello 0,48% medio annuo, li si avrà nel 2027: ancora 12 anni? Il rapporto Prometeia e il dossier del Parlamento europeo, del 2014, evidenziano i maggiori settori a rischio: industria della carta, industria del legno, industria chimica e agricoltura. Soprattutto quest’ultima, il cui export aumenterebbe del 60%, ma per contro si avrebbe un +118% dell’import, aumento che avrà impatti non indifferenti sull’intera filiera agroalimentare. Per non parlare della sicura diminuzione degli scambi intraeuropei, denunciata in una sua analisi dalla Bertelsmann Foundation, che stima una diminuzione del 29% degli scambi italo-tedeschi e non solo.

Come difendersi? Abbiamo un solo modo: l’autodeterminazione del popolo europeo unito e compatto contro il TTIP. È appena nata la libera e auto-organizzata iniziativa dei cittadini europei contro TTIP e CETA, chiamata STOP TTIP. Si può andare sul sito ufficiale o firmare la petizione presso i vari banchetti organizzati in tutta Europa dai comitati STOP TTIP, costituitisi in ogni Paese. La nostra firma è l’unica arma che abbiamo.

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