Non c’è solo Galimberti

Di

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di Jacopo Scarinci

faccinaGASscarinciNon creda l’UDC di aver posto fine, con il licenziamento di Corrado Galimberti, alla questione sempre più grave della deriva xenofoba e razzista di larga parte del suo bacino elettorale di riferimento. Hanno fatto senza dubbio piacere le dichiarazioni del comunicato con il quale è stata annunciata la decisione, ma dalle parole adesso bisogna passare ai fatti.

Pinoja e compagnia scrivono che l’UDC è un partito “eminentemente patriottico” e non ha alcuna “morbosa nostalgia del saluto romano”? Bene, bravissimi, ma si guardino in casa, perché tra i loro elettori c’è chi fonda pagine schifosamente razziste su Facebook, chi insulta gli stranieri ogni giorno, chi ha fatto battutacce di dubbio gusto sull’attaccante del Basilea Breel Embolo. Tra chi li vota c’è chi ride dei barconi rovesciati in mare e chi dà del “buonista” a chi fa notare che c’è qualcosa di profondamente sbagliato se muoiono decine di persone dentro i Tir nell’Europa centrale. E ciò succede perché l’UDC per prima ha permesso tutto questo: con il pessimo manifesto di “Bala i ratt”, con l’altrettanto pesante cartellone elettorale per l’iniziativa del 9 febbraio, con dichiarazioni più o meno offensive di qualche più o meno importante esponente politico. Tipo Martin Baltisser, per dirne uno già condannato.

“In questo gioco democratico la Destra ha il suo posto più che legittimo”, scrivono. Certo, ci mancherebbe. Ma un partito di maggioranza relativa, che ambisce al raddoppio in Consiglio federale, che ha i supporti economici che tutti conosciamo, prima ha il dovere di fare pulizia in casa propria, perché Galimberti è soltanto uno fra tanti. L’UDC ha una grande occasione, e per il bene della Svizzera è auspicabile che la colga.

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