Raddoppiare? Macché: chiudere, piuttosto!

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di Mario Bianchera

C’è chi vuole raddoppiare il tunnel del Gottardo. C’è chi invece non vuole. E poi c’è perfino chi vorrebbe chiudere anche il tunnel che c’è già. Tanto da fondare un gruppo Facebook dal titolo inequivocabile: “Macché raddoppio del Gottardo chiudiamo anche quello”. Realtà? Provocazione? Ne abbiamo parlato con Aleardo Zaccheo, che il gruppo lo ha fondato.

Aleardo, perché un nome così forte e provocatorio?

Il nome è chiaro almeno per quelli che hanno l’età per ricordare come si stava nel Nord del Ticino e a Uri prima dell’apertura del tunnel autostradale, il 5 settembre 1980, quando il consigliere federale Hans Hürlimann, del PPD dichiarò che il San Gottardo non sarebbe mai e poi mai diventato un corridoio per il traffico pesante. Per chi si ricorda ancora, prima del “grande buco”, si formavano delle colonne sulla strada cantonale per tre settimane all’anno, ma nel contempo c’era anche un’economia nelle nostre valli alpine che fioriva attorno al turismo residente e di passaggio. Ora ci sono rimasti l’inquinamento e la desolazione di tante abitazioni e attività commerciali abbandonate. È proprio il caso di dire che si stava molto meglio quando si stava peggio. 35 anni dopo, le argomentazioni fasulle per colare cemento e catrame e spartirsi torte miliardarie sono identiche. Come ai tempi bisognava a tutti i costi costruire la galleria autostradale per impedire lo spopolamento delle valli, per promuovere il turismo e l’economia e tante altre belle promesse vane e mai mantenute. Ora “solo” 820 mila TIR all’anno attraversano le nostre valli e le promesse di Hürlimann sono state mantenute molto bene da chi l’ha seguito. La stessa sorte la subiranno le argomentazioni impiegate ora per contrabbandare il doppio tubo, eufemisticamente ribattezzato “tunnel di risanamento senza aumento della capacità”. Ma pochi sanno o vogliono ammettere che il risanamento in realtà non richiede 3 anni di isolamento, ma 180 giorni. Il resto del tempo serve per adeguarsi alle norme europee nei confronti del transito pesante, come la demolizione e l’innalzamento delle solette. E qui mi rivolgo in particolare agli euroscettici e agli eurofobici. Credete veramente che il nostro Governo, noto soprattutto per la velocità con la quale cala le braghe nei confronti di Bruxelles, sia in grado di giustificare e mantenere la propria posizione a lungo? Ovvero resteranno saldi sulla loro posizione, secondo la quale avremo costruito due canne e quattro corsie euro-TIR-compatibili, ma ne impiegheremo solo la metà perché ci teniamo all’ecologia e alla sicurezza?

Quindi AlpTransit come unica via alla decrescita del traffico su gomma?

AlpTransit funziona così bene nella galleria di base del Loetschberg che già si vogliono raddoppiare i tubi ferroviari perché la tratta è già utilizzata al limite della propria capacità. Forse questo è il motivo principale per il quale si cerca di sabotare la linea AlpTransit del San Gottardo. Le lobby degli autotrasportatori, molto ben rappresentate nel nostro Parlamento, temono che funzioni troppo bene e devono quindi spingere a tutti i costi per farci votare al più presto, pochi mesi prima che entri in funzione la linea ferroviaria del San Gottardo, in funzione di un risanamento della galleria autostradale che inizierà forse fra 10 o 15 anni.

Ma AlpTransit non risolve il problema periodico degli esodi dei vacanzieri.

In condizioni normali le giornate da bollino rosso per l’esodo dei vacanzieri colpiscono tutto il continente europeo e di certo non solo il San Gottardo. Va comunque ricordato che la via autostradale del San Gottardo è per una buona parte dell’Europa centrale la più breve e la meno costosa attraverso l’arco alpino centrale. Con queste premesse non abbiamo scampo, soprattutto nell’era dei navigatori satellitari che sanno calcolare il tragitto più breve e le tariffe meno care in tempo reale mentre viaggi. Va poi anche detto che da qualche mese a questa parte, e sicuramente si tratta di una coincidenza, al San Gottardo si assiste a un “miracolo”, visto che dai dati ufficiali il traffico è diminuito ma stranamente le code sono aumentate vertiginosamente, diventando una realtà quotidiana anche quando la galleria è praticamente vuota.

Capisco, ma bisogna concedere un passaggio al traffico internazionale. E dunque?

Dobbiamo allinearci alle tariffe della “concorrenza”. La Svizzera applica tariffe talmente basse che attirano solo più traffico. Ho chiesto a dei camionisti europei come mai andavano a incolonnarsi al San Gottardo invece di attraversare l’arco alpino centrale al Brennero oppure al Monte Bianco o al Fréjus, e loro mi hanno risposto che dipende molto dalla destinazione finale ma in ogni caso nella maggior parte dei tragitti che gli competono passando dal San Gottardo risparmiano in gasolio e in pedaggio. La scelta mi sembra chiara, visto che molti camionisti sono padroncini che lavorano su chiamata dalle grandi ditte di trasporto e quindi i soldi per il gasolio e per il pedaggio li pagano di tasca loro.

Il Governo ritiene che si debba chiudere il tunnel del San Gottardo per tre anni oppure costruire un’autostrada viaggiante. Tu cosa proponi?

Quest’urgenza del risanamento prima dell’apertura della tratta del San Gottardo di AlpTransit è sospetta. Sembra che le solette del tunnel debbano crollare sopra la testa degli utenti da un momento all’altro. Invece non è così. Il tunnel è troppo basso per i super camion europei: questo è il problema. E,come ho detto prima, i lavori di risanamento veri e propri durano 180 giorni. Gli altri lavori possono comunque essere diluiti su più anni perché non sono urgenti, anzi. Le chiusure possono essere parziali e notturne e limitate a quando esistono delle alternative, per esempio i passi. Senza scordare che in ogni caso per andare da Lugano a Zurigo si arriva dal San Bernardino con 30-40 minuti in più di strada, che equivale alle attuali colonne giornaliere al San Gottardo. In tutti i casi, sia mantenendo un solo tubo sia raddoppiando, ci sarà un’interruzione temporanea del transito attraverso il tunnel autostradale per almeno sei mesi. Una breve boccata d’i ossigeno prima che ricomincino il traffico, i gas di scarico, le polveri sottili e le colonne.

E l’autostrada viaggiante?

Se fosse concepita come struttura alternativa permanente, potrebbe anche essere vista di buon occhio. Ma l’idea che si costruisca una struttura dal costo di 2 miliardi per demolirla tre anni dopo è pura follia. A mio avviso, sul piano politico è la trappola principale che la gatta e la volpe stanno tendendo a tutto il movimento ecologista svizzero per contrabbandare il concetto del “tunnel di risanamento senza aumento della capacità”. La paura dell’isolamento del Canton Ticino per tre anni è montata ad arte per rendere la galleria autostradale del San Gottardo più attrattiva per i TIR europei. E in tutti i casi un fatto dev’essere chiaro: se non si aumenterà la capacità le code resteranno tali e quali, mentre se la capacità verrà aumentata anche “solo” di 1’000 veicoli al giorno la sicurezza sia nel tunnel sia nel resto della tratta Chiasso-Basilea non potrà che peggiorare. E l’aumento andrebbe a sommarsi all’attuale congestione del traffico e degli incidenti dove l’incidentalità e le colonne sono effettivamente importanti e non solo oggetto di pompaggio mediatico.

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