Abbiamo preso il peggio della fantascienza

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Di

20151021zorroastro

di Zorroastro

Ieri, per prepararmi alla data di oggi, quella in cui Marty e Doc arrivano nel presente, mi sono rivisto “Ritorno al futuro 2” e ho concluso che

  • no, non esistono ancora hoverboard in commercio,
  • no, le previsioni del tempo non sono precise al millisecondo,
  • no, le automobili non volano e no, non sono alimentate a bucce di banana e rimasugli di bibite gassate,
  • no, i vestiti non si adattano al corpo e no, le scarpe non si allacciano da sole.

Però

  • sì, i film sono in 3D (anche quelli che con il 3D non c’azzeccano niente),
  • sì, i sistemi di sicurezza hanno le impronte digitali, ma non per le porte bensì per i nostri telefonini,
  • sì, il bullismo esiste ancora e grazie all’anonimato della rete è diventato più pericoloso e subdolo,
  • sì, il razzismo esiste ancora (sigh) e sta crescendo a dismisura (doppio sigh).

Ma possiamo basarci sulle previsioni di un film di fantascienza per fare un resoconto di quello che è cambiato nel mondo in 30 anni? Credo di sì. Anzi, sono convinto che dovremmo.

Perché in fondo la fantascienza è proprio questo, “uno strumento potente per immaginare un futuro migliore, un’allegoria di quello che possiamo diventare, un’allegoria che include una moltitudine di voci e prospettive diverse” che tentano di darci una visione più ampia di quello che ci sta succedendo attorno, una previsione che ci mostra la possibilità di una strada giusta e le possibili (a volte probabili) conseguenze di quella sbagliata. È lo specchio di quello che vogliamo e di quello che abbiamo paura di diventare.

Forse però ci siamo dimenticati di tutto questo, tra un film di Tom Cruise e una puntata de “Il Trono di Spade”. Ci siamo dimenticati di quello che grandi autori di fantascienza avevano scritto e previsto e abbiamo smesso di chiederci come fare per rendere reale il meglio di quello che loro avevano immaginato. Al contrario abbiamo preso il peggio, lo abbiamo fatto nostro e lo abbiamo messo in pratica. E così il nuovo trailer di “Guerre Stellari” fa notizia perché un manipolo di utenti della tripla doppia v (“ma in fondo sono solo troll”… che però finiscono per fomentare una massa ignorante di razzisti!) non ammette un protagonista nero e cerca di boicottare il nuovo kolossal (http://bit.ly/1RVXNiJ).

Senza contare il punto centrale, il fulcro di quello che è l’obiettivo di tutti quelli che scrivono fantascienza, ovvero ispirare milioni di giovani, indirizzarli verso la scoperta delle scienze, verso l’approfondimento del sapere e verso il raggiungimento di una carriera che potrebbe portarli letteralmente a scoprire nuovi mondi, a inventare nuove macchine per curare miliardi di persone, a sviluppare medicine che permetterebbero di debellare malattie e a creare un mondo in cui le persone si dedichino all’accrescimento della cultura, del sapere, del benessere universale. Un mondo migliore, insomma. Sempre che riescano a raggiungere l’età per accedere a un’università, visto che i genitori sembrano essere più impegnati a combattere la “lobby delle aziende farmaceutiche” che a curarsi della salute dei propri figli vaccinandoli contro malattie che fino all’altro ieri sembravano quasi scomparse, ma che oggi tornano a mietere vittime.

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