È tutto un magna magna

Di

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di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniMa no, che andate a pensare: qui il magna magna è innocuo. È lo sgranocchiare di mascelle prepuberi e adolescenti che nella pausa del mezzogiorno affollano i ristoranti scolastici. Sì, perché non si chiamano più “mense”, ma “ristoranti”. Visti i menu, non si può dargli torto.

Se ricordo com’era la mensa scolastica 30 anni fa, un po’ mi vengono i brividi. Paste scotte e bistecche alte 4 millimetri che sapevano di pesce perché l’olio veniva usato una volta sola per 80 coperti. Oggi i nostri ragazzi sono coccolati e vezzeggiati con manicaretti e piatti della salute, addirittura con le settimane etniche. Avrei dato un braccio per mangiare così alla Casa dello studente.

Ma il punto è un altro. Bertoli, il mostro rosso, che invece di mangiare i bambini, gli dà mangiare, queste mense le ha statalizzate, in barba alle lagne della Destra, che se potesse privatizzerebbe anche la propria madre. Oggi, dopo anni di litigi e presunti scandali con Comida, l’azienda che gestiva buona parte delle ex mense, si vedono i frutti.

Ma così non si aiuta l’economia (come se si potesse farlo sugli stomaci dei nostri figli)! Sbagliato. In un anno, 300 mila franchi risparmiati. I 2,8 milioni di ieri oggi sono 2,5 e, per assurdo, con una mensa in più: quella di Barbengo. Migliora il servizio e scendono i prezzi. Ma non solo: la gestione da parte dello Stato ha portato una cinquantina di posti di lavoro in più, quasi tutti a residenti. Potremmo dire che l’operazione è un successo.

Ma il fronte borghese con alcuni insospettabili, in una mozione del 2013, si scagliava ancora contro il pubblico, segnatamente contro la refezione scolastica statalizzata, con Galusero che addirittura diceva:

“La dismissione dei servizi statali può avvenire poiché non più necessario poiché il privato sa far meglio e a minor costo”.

Certo, il privato sa far meglio perché ai ragazzi dà il panino con solo l’odore dell’arrosto. Questa esperienza invece dimostra proprio il contrario: più pasti, più qualità (ammessa anche dai ragazzi stessi), meno costi.

Così concludono i paladini del privato:

“I sottoscritti firmatari non condividono l’impostazione statalistica del Consiglio di Stato, anzi ritengono che compiti che possono essere delegati ai privati debbano essere messi a concorso e dunque esternalizzati. Al fine dunque di perseguire questa impostazione liberale chiediamo di mettere a pubblico concorso la gestione del maggior numero possibile di mense scolastiche.”

Bene, bravi. Lasciamo ingrassare come al solito gli amici degli amici. Siamo chiari: mica siamo nati ieri. Ma chi sono i firmatari? Per primo Marco Chiesa. Ovvio, mica si può pretendere, l’UDC privatizzerebbe la propria sorella, se potesse. Segue una pletora di liberali di Destra e di liberisti: Agustoni, Badaracco, Bassi, Boneff, Brivio, Campana, Del Don, Denti (toh!… l’uomo che ha a cuore il bene dei Ticinesi e che di recente ha cambiato casacca), Filippini, Gobbi , Guerra, Mellini, Morisoli, Orsi, Passalia, Pedrazzini, Pinoja, Schnellmann, Seitz… Insomma, praticamente l’estrema Destra del Gran Consiglio, e… aspetta, dimentichiamo qualcuno: Sergio Savoia. Che però era di sicuro in buona fede.

È ora di finirla di prendere per il sedere la gente. Certo, magari lo Stato ogni tanto spreca, ma per fortuna non deve fare profitto. Questo è l’esempio di una gestione oculata e sensata delle risorse pubbliche. Quanti sono quelli che a oggi riescono a far risparmiare lo Stato e nel contempo a creare posti di lavoro per residenti?

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