Gli sprechi di rappresentanza di Ignazio Marino

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20151009artichoke

di Artichoke

Il vostro carciofo esterofilo ieri è rimasto basito da un articolo su “il Fatto Quotidiano” sul caso Marino. Che poi – diciamocelo – non che a noi ce ne sbatta moltissimo dei casini legati al sindaco di Roma e al suo linciaggio mediatico. È la capitale italiana: a noi che ce ne frega? Però quell’articolo la dice lunga sul valore morale della polemica.

Che Marino sia rimasto in piedi dopo Mafia Capitale e dopo aver iniziato la riforma del disastroso sistema di traporti pubblici e tante belle cose non lo salva dalla vergogna, dallo scandalo che emerge da due rimborsi spese con la carta di credito dell’amministrazione: 8,63 euro di colazione offerta a Cracovia a un superstite di Auschwitz per discutere di iniziative commemorative future e 100 euro di mazzo di fiori mandati in occasione della strage di “Charlie Hebdo”. “(…) messo però in conto ai romani, inconsapevoli sostenitori del bel gesto”, dice l’articolo: 3-paragrafi-3 che servono solo a parlare di ‘ste due “scellerate” spese. Mi suona molto come il nostrano “nüm a pagum!”, bandiera di lamentatio ad cazzum ormai ventennale.

Fu davvero una spesa ingiustificata? Qual è il valore di un sindaco, se non è lecito inserirsi nell’ambito di importanti avvenimenti della contemporaneità, rappresentando la popolazione della capitale di una delle nazioni del G8?

Siete curiosi? Volete approfondire un po’ la questione? “la Repubblica” ha pubblicato tutta la documentazione di rimborso spese con scontrini, biglietti e pezze giustificative.

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