Gli zingari stanno sulle balle a tutti

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Di

20151018mordasini

di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniInutile illudersi: se abbiamo moti di pietà per i siriani, se piangiamo sulle disgrazie dell’Eritrea e siamo partecipi alle disgrazie della guerra in Ucraina, per gli zingari la comprensione è ridotta a un lumicino.

D’altronde chi di noi non si è imbattuto nella zingara che voleva leggergli la mano a tutti i costi e ti malediceva se diceva di no? Mica simpatica: a mia moglie una ha maledetto il bambino quando era incinta. E quelli che ti affilano le forbici e poi voglio 2’000 franchi? O quelli che ti turlupinano coi tappeti? No, per niente simpatici.

D’altronde noi gli spariamo nelle roulotte, com’è già capitato in Ticino. Li guardiamo malamente e chiamiamo la polizia appena ne vediamo uno. Non li sopportiamo e non sappiamo sorridere.

C’è poi un altro fattore, il solito: uno zingaro ruba, tutti gli zingari rubano. Ma se un ticinese spara, mica lo fanno tutti. Questo è uno scontro di civiltà, con radici profonde che partono dalla migrazione gitana dall’India del Nord e arrivano fino all’Olocausto.

Inutile nasconderlo: li abbiamo perseguitati per secoli. La nostra naturale diffidenza vedeva nella loro pelle scura e nell’abitudine di forgiare i metalli delle caratteristiche stregonesche o demoniache. E così, come per gli ebrei, abbiamo cominciato a eliminarli fisicamente fin dal Medioevo, con deportazioni e uccisioni in pogrom simili a quelli ebraici, culminati col “porajmos” nazista (“grande divoramento”) in cui perirono 500 mila tra rom e sinti.

Forse anch’io avrei un po’ il dente avvelenato se fossi un gitano. Non voglio dire con questo che sia colpa nostra, ma che, se anche qualcuno non mi piace per il suo comportamento, se voglio vivere serenamente devo affrontare con lui una discussione, un dialogo sincero e onesto.

Una volta nell’Amministrazione cantonale c’era il delegato all’integrazione degli stranieri e alla lotta al razzismo. Oggi, con Gobbi, la denominazione “lotta al razzismo” è stata eliminata. Chissà perché: è brutta, non piace, fa credere che da noi ci sia razzismo, non sia mai. E forse invece quella denominazione doveva rimanere, per capire che certi problemi esistono. Se chiamo “peripatetica” una prostituta, puttana rimane e non scompare per incanto.

I rom e i sinti non sono poi tanti, circa 15 milioni in un’Europa di 750 milioni, pari al 2%. Fare un dramma per 20 persone che si fermano nel campeggio di Cattaneo mi sembra decisamente esagerato e dire, come fa Quadri, che si fanno forti di donne e bambini è una stronzata. Donne e bambini fanno parte della tribù, e bene ha fatto la polizia a non calcare la mano. Ridiamo a ogni cosa il suo giusto valore: nessuno è morto e la fantomatica devastazione dell’area di sosta è perlomeno discutibile.

E proviamo una volta ad andare loro incontro, ad ascoltarli e a offrir loro come buona ospitalità dei posti dove accamparsi. Invece Gobbi una delle prime cose che ha fatto è stato proprio eliminare le aree di sosta. Rom raus e campi di lavoro*… e poi cosa pretendiamo?

* Copertina de “il Mattino della domenica”, 12 settembre 2010

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