Il Lugano respira, l’Ambrì sprofonda: Pelletier sulla graticola?

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20151025scarinci

di Jacopo Scarinci

faccinaGASscarinciGran parte dei motivi che hanno portato Lugano e Ambrì Piotta a incrociarsi, ieri sera alla Resega, da ultimi e penultimi in classifica è tutta in quei 5’04” che, nel primo periodo, hanno separato il vantaggio leventinese di Hamill e il 3-2 bianconero di Kienzle. Una rete al minuto, grazie a penalità sciocche, perdite di concentrazione, box play fatti male e durati un pugno di secondi: tutte sciagure che se ti capitano contro Berna, Davos o Zugo ti fanno prendere imbarcate epiche, mentre in un derby tra due squadre sotto la linea finiscono addirittura col produrre spettacolo arrivando a dare un po’ di respiro a una squadra e a spedire all’inferno l’altra.

Il derby di ieri sera lo ha vinto un Lugano convalescente ma volenteroso, che ha finalmente saputo sfruttare il power play e che ha saputo soffrire. Certo, le disattenzioni sono sempre lì a farla da padrone: se punti in alto non puoi permetterti in alcun modo, come in occasione della terza rete biancoblu firmata da Pestoni, di avere tre uomini a guardare chi porta il disco e nessuno l’uomo libero. Ciò che fa sperare i bianconeri è che lo psicodramma vissuto a Bienne venerdì non si è ripetuto e che pur subendo la prima rete dell’incontro non si sono avviliti come al solito ma hanno reagito. Anche se una rondine non fa primavera e il nuovo coach, quando arriverà, di lavoro da fare ne troverà non poco.

Per quanto riguarda l’Ambrì Piotta, si è trattato di un netto passo indietro rispetto al buon match giocato venerdì sera alla Valascia contro il Davos. Ieri sul ghiaccio sono mancate intensità e concentrazione, soprattutto quando la penalità partita comminata a Chiesa all’inizio del periodo centrale ha permesso ai leventinesi di giocare con l’uomo in più per cinque minuti, trovando però solo un palo con Giroux prima e una penalità con Lhotak poi, che ha vanificato l’ultimo minuto di superiorità.

Il Lugano ha vinto nonostante la difesa continui a essere da mani nei capelli. E lo ha fatto perché, per una volta, lo ha fortissimamente voluto. L’Ambrì Piotta, invece, ha mostrato tutte le sue fragilità e veramente poca concretezza. Saltato Fischer, ora sulla graticola c’è Pelletier, e non è la prima volta. Staremo a vedere. Di certo in Ticino non ci si annoia mai.

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