La sicurezza percepita di Gobbi

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20151027samaden

di Bruno Samaden

Contrordine: la Lega non vuole più i muri. Intervistato da “Il Giorno”, Norman Gobbi ha detto che la storia di erigere un muro a Chiasso e salvare così i noss gent dal mondo intero è provocatoria, che non sarebbe la soluzione migliore. Già che c’è, lo dica agli invasati che girano indisturbati sui social o nei bar e che, soprattutto, lo hanno votato. Il controllo sistematico alle frontiere, dice, sarebbe meglio. Insomma, Gobbi, dopo che Amanda Rückert aveva già spianato la strada, ridimensiona la boutade del muro difensivo.

Il problema però è che nella stessa intervista la sostituisce prontamente con un’altra. In pratica, il consigliere di Stato ha creato dal nulla il concetto di “sicurezza oggettiva” e quello parallelo di “sicurezza percepita” dalla popolazione. In barba a cosa? Elementare: in barba alla statistica. È inutile: se i leghisti hanno un nemico, oltre alla grammatica, sono i numeri. La sua stessa polizia pubblica delle statistiche? Non vanno bene, perché “le statistiche criminali non dicono tutto”.

I numeri? Cazzate. Le statistiche? Non dicono tutto. I confronti? Sciocchezze. Cos’è che conta? Ciò che viene percepito. E questa percezione chi la stabilisce? La zebetta fuori dalla chiesa, il Gigi di Viganello, l’Edy del bar? Quale sia la situazione nel Cantone lo decidono loro con le mirabili analisi che sicuramente sono in grado di produrre?

Se non fosse che in Italia hanno Salvini, verrebbe da chiedersi cosa abbiano pensato i lettori de “Il Giorno” davanti a concetti simili. Anche se in fondo la domanda, vuoi per curiosità, vuoi per masochismo, resta.

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