La teoria della relatività di Alessio

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di Carol Bernasconi

faccinaGASbernasconiAlessio vede il mondo a modo suo, un modo nel quale talvolta ci permette di entrare in punta di piedi, quando con le sue perle di “saggezza” ci apre uno spiraglio e ci permette di sbirciare forme e colori della sua fantasia. Mi accorgo che quello che dice o come lo dice molto spesso inizialmente spiazza le persone, per poi arrivare a produrre diversi tipi di reazione: quelli che scoppiano a ridere, quelli che rimangono a bocca aperta per diversi minuti, quelli che lo guardano per capire da che pianeta arrivi, quelli che cercano un filo logico, quelli che trovano quel fantomatico filo e quelli che si commuovono. Io appartengo a tutte le categorie. In fondo al mio cuore spero che questo suo filtro speciale non venga perso del tutto crescendo.

Mi fa impazzire – in senso buono – la sua capacità di relativizzare le cose…

“Alessio, devi dirmi qualche idea per il compleanno”. Risposta: “Qualche idea per il compleanno”. Ecco, della serie: “Per una volta faccio come mi chiedi, ma non esagerare”. Perché, se esageri, ti guarda dicendo: “Vorrei tanto metterti in un tunnel per vedere se ritrovi la strada di casa”. Il fatto è che non sai mai quando per lui stai esagerando… quello che sai è che te lo fa subito capire. “Buonanotte, Alessio”. “Buonanotte, mamma”. Ecco, per lui doveva finire qui. Ma io non avevo capito, perciò ho continuato con: “Amore, mi dici qualcosa di bello, così la mamma va a letto contenta?”. “Sì. Mucca”.

Vogliamo parlare delle sua testa dura, soprattutto quando decide di portare a termine qualcosa senza farsi troppi problemi? In fondo lo dice lui stesso: “Ho una testa tosta”. E lo sappiamo molto bene, anche suo fratello.

Una sera eravamo tutti a cena in salotto, quelle cene speciali davanti alla tv, normalmente guardando un cartone animato che sceglie Alessio (e chi, altrimenti?), dove tutti scelgono cosa mangiare e dove mangiare: chi per terra, chi sul divano, chi al tavolino… Lo spazio è ristretto ed è tutto un incastro di persone, stoviglie e cibo. Alla fine non manca mai il dessert, che per la maggior parte della famiglia è il momento più bello del pasto. Quella sera toccava a Simone alzarsi per andare a prenderlo. Si alza dal tappeto, muove un passo e picchia il mignolo contro lo spigolo del tavolino. Potete immaginare il dolore. Mentre Simone si contorce a terra, Alessio lo guarda e gli dice “Mentre eri ‘bondo’, potevi andare in cantina a prendere il dessert?”.

Anche con il suo papà non va tanto per il sottile. Giocando con lui, a un certo punto mio marito si lamenta che Alessio gli ha fatto male. La risposta è stata: “Smettila di lamentarti, sopporta un po’ il dolore”.

Una delle doti che ho passato ad Alessio è la totale incapacità di tenere in ordine le sue cose. Purtroppo però peggiorata in versione 2.0. Quindi è un continuo doverlo riprendere, rincorrere e provare a correggere il tiro. Solo che non funziona quasi mai. “Alessio, perché hai tirato fuori tutti i giochi dalla scatola e ora che non li usi più sono ancora tutti in giro?”. “È una lunga storia mamma, ma non te la racconto”.

E di lunghe storie ce ne sarebbero tante da raccontare ancora.

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