No, Fabio, l’omosessualità non è una moda

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di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniIl novello direttore del “Corriere del Ticino” – come volevasi dimostrare – marca il territorio, caso mai a qualcuno venisse il dubbio che non fosse abbastanza a Destra. E ci regala questa perla di pensiero a proposito delle parole del sacerdote e teologo Krzysztof Charamsa, che ha dichiarato apertamente la propria omosessualità:

“ Il coming out è diventato una moda e ha stufato. Sei omosessuale? Siilo senza fare proclami pubblici e senza puntare indici accusatori contro nessuno. È l’omosessualità esibita in questo modo teatrale a dare fastidio. Quanto al sacerdozio, Charamsa dovrebbe farsi un qualche esame di coscienza: si è impegnato solennemente al celibato, ma è poi vissuto nella menzogna e nell’ipocrisia, violando il Codice di diritto canonico. Nessuno è obbligato a fare il sacerdote, ma se uno sceglie di farlo, rispetti le regole che il sacerdozio impone di rispettare. Se queste regole gli diventano insopportabili, rinunci al sacerdozio e viva, senza ipocrisia, quel che sente di vivere.”

Ma dai, Fabio, chi è l’ipocrita qua? I sacerdoti che hanno una vita sessuale – e sono una buona parte – e tacciono, oppure una persona che ammette il suo amore non solo per il suo Dio ma anche per il compagno?

Sai, Fabio, io conto come il due di picche. Sono solo il coordinatore di un piccolo giornale satirico, un vignettista, uno che vive di risate. Non sono un ponderoso giornalista che gestisce il maggiore quotidiano del Canton Ticino. Non ho lauree e sono etero, ma amo in maniera curiosa e divertita quella parte del mondo gay che tu chiami teatrale e io invece vitale. Sono agnostico e ateo, ma rispetto chi ha fede, soprattutto se questa fede non collide con le vite altrui. Posso solo ammirare il coraggio di Charamsa, che non è gay per moda, non è un malato da curare. È l’unico ad avere la coerenza di dire che questa Chiesa deve cambiare se non vuole morire, se non vuole spegnersi lentamente nell’indifferenza. Stendiamo poi un velo pietoso su un celibato che non è citato né nella Bibbia né in nessuno dei Vangeli.

È un’invenzione cattolica per dare un’aura di santità ai propri sacerdoti. Dai, Fabio, viviamo in Ticino. Una volta tutti in paese sapevano quando il parroco se la intendeva con la perpetua o la signora Pina di turno. Di “fiöö dal prevat” ce n’erano tanti, e in paese tutti sapevano. Suppongo che oggi le cose non siano cambiate molto.

Tu sei stufo di un’omosessualità vissuta in modo teatrale? Beh, pensa a noi atei quanto ci hanno stufato gli istrionismi dorati della Chiesa, le pompose processioni, le ostentazioni di fede…

Credo che qui non c’entri tanto la religione. C’entra soprattutto una visione del mondo: una retrograda, oscurantista e vessatoria che impone agli altri la propria come l’unica possibile, e un’altra che ha una visione e vuole che questa visione appartenga a tutti. Nella nostra visione c’è posto anche per te, Fabio. E nella tua c’è posto per Krzysztof Charamsa?

Concludo con una semplice considerazione che ho sentito più volte in queste ore: se sei gay e lo dichiari vieni sospeso da tutti gli uffici, se sei un pedofilo ti cambiano di parrocchia. Ah, l’ipocrisia…

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