Questa è la nostra RSI

Di

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di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniChi non ha sentito la recente polemica relativa all’ex calciatore Stefano Eranio? Centrocampista cresciuto nel Genoa e poi passato al Milan, era attualmente impiegato quale commentatore sportivo presso la RSI. Ma pochi giorni fa è stato allontanato dall’ente per un commento molto poco felice – per dirla con un eufemismo – sui giocatori di colore:

“Quando sono sulla linea difensiva, spesso certi errori li fanno perché non sono concentrati. Sono potenti fisicamente (…) però, quando c’è da pensare (…) spesso e volentieri fanno questi errori”.

E tutte le donne sono isteriche, e gli immigrati sono delinquenti, e i rom sono ladri…

Secondo Eranio, gli errori di una razza che non pensa e non si concentra. Già il mio collega Scarinci si è sprecato sulle meravigliose doti calcistiche e tattiche di Gullit, Weah o Rüdiger. Non userò altre parole per il mondo del calcio. Invece voglio parlare di umanità: mettere questi paletti, anche ridendo e scherzando, sminuisce tutto il genere umano e ci fa regredire di secoli.

Per Eranio i negri non sanno concentrarsi. Ma non è neanche la prima volta che Eranio indulge a commenti su giocatori secondo lui “abbronzati”. Bisognerebbe chiedergli cosa pensa di Barack Obama e se almeno lui di tattica un po’ se ne intende.

Ma il punto non è questo. Io avevo storto il naso quando Alessio Arigoni era stato sospeso per dei commenti poco felici e Alessandro Bertoglio bacchettato per dichiarazioni a dire il vero abbastanza innocue. Oggi vedo Eranio partire immediatamente dalla mia televisione per alcuni commenti che, se ai più non fanno né caldo né freddo, nei fatti sono l’inizio di una strisciante negazione dei diritti di chi ha la pelle diversa dalla nostra.

Beppe Bigazzi , nel 2010 alla RAI, a “La prova del cuoco” di Antonella Clerici, fu silurato perché, da buon toscano di una certa età, aveva ammesso di aver assaggiato il gatto. E allora dico che questa RSI, attaccata da tutti con motivi decisamente pretestuosi, mi piace. Mi piace perché, anche se non fa tutto quello che voglio io, è onesta e sa tenere dritto con corretezza e decisione il timone.

Poi possiamo dispiacerci per i tagli e per la perdita di posti di lavoro, ma almeno sappiamo di cosa parliamo quando disquisiamo del servizio pubblico. La mia televisione, quella del gatto Arturo e del Peo, quella degli entusiasmi ceroneschi, quella del faccino rassicurante di Carla Norghauer, ebbene, quella televisione è una televisione che non tollera le discriminazioni. Perché fare certe battute è veramente fuori luogo, detto soprattuto da una persona che ha giocato una vita gomito a gomito con gli africani e anche a loro deve i successi della sua squadra.

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