Tio e la schiavitù del clic

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Di

20151028mordasini

di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniForse non sapete come funzionano i siti come Tio. La redazione di un social media non è come quella di un giornale: sui social funzioni a clic. Un po’ come un parchimetro: più clic riesci a produrre, meglio è. Dunque, scopo del social media, in questo caso, non è informare, ma avere il più alto numero di visite.

Non do la colpa ai redattori: sono convinto che molti di loro soffrano come pazienti sulla poltrona di un dentista. Con sempre sott’occhio il numero di clic che utenti spesso poco attenti (dunque potremmo coniare il neologismo di a-tenti) sparpagliano un po’ a cazzo. Questo fa sì che l’informazione di Tio sembri il bollettino dell’Associazione carrozzieri ticinesi.

Voi direte: “Che mi frega di un tamponamento a Mendrisio o di una vettura che si incendia sul Ceneri?”. Tendenzialmente un beneamato cappero. Però l’a-tente non la pensa così, se no non si spiegherebbe l’esubero di incidentucoli, tamponamenti e panne che assurgono al ruolo di notizie quando 20 anni fa sarebbero stati snobbati da qualsiasi testata cartacea.

Ogni volta che apro Tio cerco di capire se quella che ho davanti è una notizia. D’altronde non è mica facile: quelli sono obbligati a produrre una notizia all’ora, peggio che delle friborghesi da latte. E se non succede nulla? Nessun problema: si mette il tizio che gira nudo in piazza Riforma. E se non mi interessa la nuvola a forma di cazzo nei cieli del Luganese (non è una balla) potrò struggermi perché Emma Stone si è lasciata con Andrew Garfield o stare in ansia per la scomparsa del gattino Minion (pure queste sono vere). Roba da non dormirci di notte.

Carrozzieri a parte – che se uno sa un po’ attento alle notizie può farci i soldi – compatiamo sinceramente gli amici di Tio. Prigionieri di un pubblico affamato di facezie e incidenti automobilistici, assetato di gattini e gossip di starlette. Oggi sono loro i veri padroni di questi cottimisti della notizia frivola. Non c’è più spazio per un approfondimento, figuriamoci per un’inchiesta. Così ci autoriduciamo a cretini, perché la colpa non è mica di quelli di Tio, obbedienti a questa squallida legge di mercato. La colpa è del nostro clic.

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