15 minuti

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Di

20151126scalabrinidi Michaela Scalabrini

L’empatia è la capacità di comprendere appieno lo stato d’animo altrui, sia che si tratti di gioia, sia di dolore. Empatia significa “sentire dentro”, “mettersi nei panni dell’altro”, un nobile sentimento ed una capacità che fa parte dell’esperienza umana, ma anche animale.

Premetto che non voglio in assoluto redimere nessuno, vorrei solo cercare di seguire un percorso cognitivo, un tratto di pensieri comuni con i quali si potrebbe arrivare alla consapevolezza che, quando si mangia carne, ci si ciba di “qualcuno” e non di “qualcosa”. Vorrei provare a spingere ognuno di voi a tentare di connettere i concetti e a non vedere alcuna differenza tra il gattino che si accoccola sulle gambe ed il vitello che viene ucciso al macello. Ultimamente si è scoperto che anche gli animali hanno anima e sentimenti ed è quindi facile pensare che soffrano e abbiano paura. Se ci ragioniamo, loro vedono come noi, sentono come noi ed hanno un cuore che batte, esattamente come il nostro. Dato che siamo sempre pronti a metterci nei panni degli altri, proviamo per una volta a guardare l’altro lato del medaglione ai funghi e quindi a metterci non nei panni, ma nella pelle degli animali.

Quando si vede sul bancone della carne la confezione che si vuole acquistare, il primo pensiero va al prezzo ed al peso. Da oggi si potrebbe provare a guardare oltre, provare a pensare a chi apparteneva quel pezzo di carne e al percorso che lo ha portato lì, un percorso di infinita sofferenza e umiliazione. Alla fine, magari, la si mangerà ugualmente, ma almeno si è acquisita una consapevolezza in più. A nessuno interessa la tua salute, ma se dici loro che non mangi carne a un tratto tutti si preoccupano per te. È un discorso complesso e ai più risulta noioso, quindi arriviamo a dati concreti: produrre 1 kg di carne ha tantissimi costi in termini ambientali. Basti sapere che si emettono ben 36,4 kg di anidride carbonica e si rilasciano nell’ambiente sostanze fertilizzanti pari a 340 grammi di anidride solforosa e 59 grammi di fosfati. In parole povere, questa produzione ha lo stesso impatto ambientale di un’auto media europea che percorre 250 chilometri. In più: per ottenere un chilo di mais sono necessari 900 litri di acqua, per un chilo di riso 3’000 litri, per un chilo di pollo 3’900 litri, per un chilo di maiale 4’900 litri e per un chilo manzo ben 15’500 litri di acqua. Ci sono allora davvero molti motivi per cui vale la pena pensare a tutto questo, ma la motivazione più grande, per me, sono loro, gli animali.

C’è chi non ci vede più che un arrosto e chi vede il vitello impaurito e disperato che è stato strappato alla sua mamma e senza capire il perché è stato buttato su un camion freddo e puzzolente, dove ha viaggiato per ore e ore avvolto nel terrore, non cosciente della situazione in cui si trova, ma solo consapevole dell’esistenza di quell’odore intenso, l’odore della morte.

“Perché sono qui?” è l’unico pensiero che ha, il battito del suo cuore è l’unica cosa che sente, fino a che qualcosa lo stordisce e si sente debole, perde le forze, il suo ultimo pensiero va alla sua mamma e al ricordo del suo calore e quel senso di sicurezza che ha provato per così poco tempo. E poi buio, il dolore e la paura finiscono così come la sua vita. Ci mette 15 minuti a morire, il tempo necessario per riscaldare il forno.

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