Amalia Mirante: “Non è solo il passaporto a determinare gli animi umani”

Pubblicità

Di

20151101mordasini1

di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasini“Vacca immonda”, “misera stronza”, “zoccoletta pugliese”, “stronza”, “trombana”, “terrona andata a male”… Questi sono solo alcuni degli epiteti con i quali è stata apostrofata la consigliera nazionale Ada Marra, solo per aver parlato bene di Eveline Widmer-Schlumpf, di cui abbiamo già reso conto.

Chiediamo un parere ad Amalia Mirante, che di recente è stata in lizza per il Consiglio di Stato per il PS, con ottimi risultati. Amalia è anche lei di origini meridionali. Laureata in Scienze economiche e diplomata in Etica economica e sociale, è ricercatrice e docente all’USI e alla SUPSI.

Amalia, tu, con Natalia Ferrara Micocci e tante altre persone, appartieni a quella seconda generazione di immigrati nata e cresciuta in Svizzera. Secondo te, a cosa è dovuto questo livore che sembra resuscitato dagli Anni Cinquanta e Sessanta?

In realtà, non direi che sia un fatto così recente. Personalmente posso dire di avere vissuto un’infanzia e un’adolescenza esattamente uguale a quella dei miei coetanei e delle mie coetanee, anche se quella sorta di etichetta di non essere ticinese al 100% ha accompagnato la mia crescita. Un piccolo segno di riconoscimento, che per alcuni periodi può essere stato vissuto da me e da chi nella mia stessa situazione, quasi come fonte di imbarazzo. La necessità di essere riconosciuti dagli altri come uguali spesso può anche spingerci a rinnegare una parte di noi. Quale figlio di seconda o terza o, oggi, addirittura quarta generazione può dire di non essere stato etichettato dagli altri come diverso? Io ricordo che non capivo dove stava la mia diversità. Solo crescendo e maturando si comprende quanto tutte le parti e le peculiarità di noi ci determinano e contribuiscono a definire esattamente ciò che siamo. E così l’Amalia di oggi è il risultato del miscuglio tra i suoi geni con passaporto italiano, le origini umili della sua famiglia, il luogo in cui è nata e cresciuta, la sua educazione, la sua istruzione, le sue amicizie e anche le sue inimicizie, la sua religione, i suoi amori, le sue scelte… E sì, in questi anni qualche volta sono stata attaccata perché italiana e anche quasi accusata di esserlo. Ma se l’accusa è quella di essere anche italiana, beh, non posso che rispondere: “Sì, Amalia è anche italiana oltre che svizzera, oltre che avere i capelli rossi, oltre che essere un’economista, oltre a tutto ciò che mi definisce per quella che sono”.

Un’Amalia frutto di un puzzle di cultura e conoscenze… Senti, il fatto che siate donne sembra far aumentare la rabbia degli utenti nei social.

Purtroppo anche questa diversità ancora oggi si paga, e si paga in termini di uguale rispetto e di parità di trattamento non solo nei social, ma nella società in generale. Nella nostra società, spesso ancorata a pregiudizi e forse timorosa di perdere il vantaggio derivante dall’essere uomo, dal momento in cui le donne rivendicano pari opportunità e parità di trattamento si trovano a dover intraprendere sfide tutte in salita e a essere guardate con occhiali diversi da quelli con cui si guardano gli uomini. Se una donna bella, che non nasconde la sua bellezza, capace, magari anche spigliata e brillante riesce con tanti sacrifici (forse anche un po’ più grandi di quelli dei colleghi uomini) a ottenere riconoscimenti professionali, sarà guardata con sospetto e attorno al suo successo si costruiranno le peggiori storie “sentimental-sessuali” che coinvolgono i suoi superiori gerarchici. Ma i nostri occhiali vanno oltre: se è una donna a difendere con forza le sue idee, diventa una rompiscatole, se è un uomo è determinato. Se una donna perde le staffe, ecco che sarà in preda a una crisi ormonale o a qualcosa di simile. Se è un uomo, sarà tenace e deciso. Se una donna mostra comprensione è debole, se lo fa un uomo è un mediatore. Ma questo non significa piangersi addosso, al contrario: significa che le donne meritano ed esigono di essere guardate attraverso le stesse lenti, ma di essere guardate in quanto donne e non in quanto donne che devono emulare gli uomini. Per questo donne e uomini devono pretendere il massimo rispetto anche per le donne e questo a prescindere dall’appartenenza etnica, dal colore politico, dalla professione o dalla religione. Basta con il ritenersi autorizzati a fare commenti sessisti su corpi, abbigliamenti, capacità o competenze delle donne e basta con l’accanimento su certe persone solo perché donne. Un’ultima confessione: anche se rispondiamo spesso con un sorriso e una grande ironia, anziché facendo a botte, vi confesso che siamo un pochino stufe delle solite battute e storielle sessiste.

E ci credo! Senti, un lettore ci ha fatto giustamente notare che molti dei livorosi che insultano Marra hanno cognomi non proprio patrizi, come Bisio, Cornù, Amadò, Bellini. Con che criterio queste persone distinguono tra stranieri buoni e cattivi?

Posso solo pensare che le persone di origini straniere che disprezzano chi è nella loro stessa situazione probabilmente, non sono riuscite ad accettare la loro diversità fino in fondo. Ciò che forse è ancora meno compreso è il fatto che anche questo accanimento non sarà sufficiente a renderli più uguali a chi non ha origini straniere. Devo essere sincera: nel mio percorso, e in particolare in quello elettorale vissuto qualche mese fa, ho avuto modo di conoscere meglio una grande comunità che, al pari di quella ticinese, mi ha accolta, ascoltata, aiutata e sostenuta. Poi, ribadisco, non è solo il passaporto a determinare gli animi umani.

Amalia, alla fine un messaggio per queste persone quale può essere?

Il messaggio può essere sempre e solo uno: non vi è circostanza alcuna che ci autorizzi a mancare di rispetto e a denigrare un altro individuo, donna o uomo che sia.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!