Aaargh! Ho i migranti in cucina!

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Di

cucina e consumidi Olaf

In un’epoca di nazionalismo imperante, in cui si vogliono costruire muri e destra e a manca per contenere le nuove “invasioni barbariche”, quasi nessuno si accorge che l’invasione è già avvenuta e noi ci siamo talmente abituati da non poterne neppure più fare a meno per vivere. Letteralmente, visto che è la cucina il luogo in cui si concentrano questi migranti, una volta tanto desiderati.

Non ci avete mai pensato? Ebbene, senza andare nella quasi Preistoria a ringraziare quei barbari dei mesopotamici per aver fatto conoscere al mondo la vite e il vino (Merlot compreso) o quei “taglian” dei romani per averci portato il castagno, pianta grazie alla quale sono sopravvissute generazioni infinite di ticinesi, ogni volta che la mattina bevete il caffè e lo zuccherate rivolgetevi alla Mecca e genuflettetevi in segno di ringraziamento, perché è proprio da quelle parti che si trova l’origine non solo del nettare che state bevendo – sarà forse un caso che la varietà più conosciuta è l’arabica e il buon Pellegrino Artusi considerava il miglior caffè del mondo quello prodotto nella città yemenita di Mokha, da cui il nome delle macchine casalinghe pre-cialde? – ma anche dello zucchero, parola che deriva appunto dall’arabo sukkar.

Maometto & co. sono da ringraziare anche per il piatto nazionale italiano, gli spaghetti al pomodoro, ché la pasta di grano duro molto probabilmente la importarono loro. Mentre i pomodori invece, che fino all’Ottocento non si mangiavano ma erano considerati piante ornamentali, arrivano dall’America latina, assieme a mais, patate, fagioli, melanzane, cacao (dunque cioccolato… svizzero?) eccetera eccetera. Mentre il burro arriva sulle nostre tavole solo nel Medioevo dal Nord.

Insomma, ragazzi, se non ci fossero state le migrazioni, oggi noi mangeremmo all’incirca questo: pesce di lago e carne a chilometro zero accompagnati da qualche cereale (frumento, segale), rari legumi e verdure, latte, frutta (quando c’è) e formaggi vari. E per i dolci solo il miele.

God bless migrants!

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