Accorrete dalla Grande Madre

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Di

unnameddi Werner Weick

Per qualche giorno ancora, fino al 17 novembre, è possibile addentrarsi, a Milano, nei territori sconfinati della Grande Madre, esplorare il suo mito e il suo archetipo sulla base di centinaia di opere dei più significativi artisti del Novecento.

Non è soltanto uno straordinario viaggio nella storia dell’arte, ma anche un’occasione d’oro per riflettere sulla condizione della donna, sul femminile e sul femminismo con incursioni illuminanti nella storia, nella psicologia e nella sociologia e altre dimensioni del sapere. Si entra nella prima delle 29 sale attraversando un immenso tessuto rosso, allestito da giovani artisti zurighesi, e ci si imbatte subito nelle immagini di idoli femminili raccolte ad Ascona dalla Fondatrice di Eranos, Olga Fröbe-Kapteyn, presente anche con i suoi stupefacenti “disegni di meditazione”.

Di grande interesse anche “Mater materia” (Il potere materno e l’avanguardia futurista), ovvero le figlie senza madre del Dadaismo. Non poteva ovviamente mancare “La Mamma” di Harald Szeemann, un progetto di mostra incentrato sula maternità come alternativa all’arte. Per il celebre creatore di mostre doveva far parte di una trilogia in cui rientrava anche la riscoperta del “Monte Verità”.

Si prosegue con “L’altra metà dell’Avanguardia”, le Scene Madri (cinema e maternità), il corpo della donna nell’arte femminista degli anni ‘70 dove opere di Niki de Saint-Phalle affiancano quelle di Louise Bourgeois e Marlene Dumas.

Tre intense ore trascorse nella mostra non bastano. Bisognerebbe leggere il catalogo, peraltro molto bello, e riesplorare, con la dovuta calma, centinaia di opere, documenti, fotografie e video. E, anche dopo questa indagine, ci troveremo ancora sulle soglie di un archetipo misterioso e profondo come il tempo.

werner.weick@bluewin.ch
www.wernerweick.ch

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