Addio a Schabowski, sua la gaffe che tirò giù il muro di Berlino

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Di

20151102agoràscarinci

di Jacopo Scarinci

faccinaGASscarinciIeri è morto Günther Schabowski, sconosciuto ai più ma fondamentale nella storia degli ultimi 30 anni.

Andò più o meno così, quella fredda sera del 9 novembre 1989.

A Berlino Est, nella sala stampa del Politbüro del SED, il partito unico di governo, il responsabile della comunicazione Schabowski sta per tenere una conferenza stampa.

Non sa nemmeno lui perché è lì, ce lo hanno catapultato le alte sfere. Lui vorrebbe solo tornarsene nella sua casa in campagna a ricordare i bei giorni passati, mentre tutto il suo mondo e tutto ciò in cui ha creduto sta andando in frantumi sotto la pressione del popolo berlinese. I giornalisti lo incalzano sulla situazione che, a Berlino Est, di ora in ora precipita sempre più. L’Ungheria ormai ha aperto in via permanente i valichi con l’Ovest, sempre più cittadini della DDR si stanno dirigendo in terra ungherese. A Berlino Est da giorni ci sono manifestazioni, richieste di aprire i check point, di ricongiungersi a quelli dell’Ovest. Sono i giorni dei comizi di Christa Wolf in Alexanderplatz e di una gioventù nata e cresciuta all’ombra del muro che vuole solo essere libera.

Dall’altra parte della barricata c’è Schabowski, quasi in stato confusionale. Legge male dal foglietto, o forse era proprio scritto male il calepino al quale avrebbe dovuto attenersi. Fatto sta che, incalzato da un giornalista italiano, afferma quasi balbettando che era stato deciso lo stop alle restrizioni dei cittadini della Germania Est “ab sofort”, con effetto immediato. Non era quanto deciso dal Politbüro diretto da Egon Krenz, che immaginando il casino che si sarebbe scatenato avrebbe voluto almeno provare a convogliarlo. Niente da fare: dopo un paio d’ore il muro veniva già preso a picconate.

Schabowski fu accusato di tradimento anche da Gregor Gysi, vecchio leone comunista protagonista anche dopo la riunificazione guidando le evoluzioni del SED: prima il PDS, poi Die Linke. Si ammalò, lo sventurato Schabowski. Per lui, comunista tutto d’un pezzo, l’onta di essere stato la causa materiale della fine della Germania Est è sempre stata impossibile da lavare. Sarebbe potuto succedere il giorno prima o la settimana dopo, ma non per mano sua, no. E invece.

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