Assegni familiari, Bertoli: “È triste che in Ticino, per alcune cose, i tribunali debbano prendere il posto della politica”

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Di

bambino soldidi Jacopo Scarinci

È notizia di oggi che il Dipartimento Istituzioni diretto da Norman Gobbi, a seguito di una recentissima sentenza del Tribunale federale in materia di assegni familiari integrativi e assegni di prima infanzia, non potrà più usare questi aiuti sociali per legittimare la revoca di permessi di dimora per cittadini stranieri. Non potrà più dunque procedere né all’ammonimento, né alla non concessione, né al mancato rinnovo o alla revoca di permessi B o C ai cittadini stranieri che beneficiano degli assegni AFI e API.

La notizia è di quelle importantissime perché mette fine a un’ingiustizia palese. Il legislatore ticinese, e per esso quindi il popolo, aveva voluto questi assegni per aiutare le famiglie residenti in Ticino confrontate con la nascita di nuovi figli. Il concetto base era quello per cui nessun nuovo bimbo dovesse diventare causa di povertà. Un principio limpido che però era stato offuscato da una sentenza di un tribunale cantonale che di fatto aveva equiparato, per intenderci, questi assegni all’assistenza. È sulla base di questa interpretazione che il Dipartimento di Gobbi, e con lui la maggioranza del Governo, invece di fare obiezione di coscienza restando fedeli allo spirito della legge, ha usato gli AFI e gli API per ammonire e poi scacciare le famiglie beneficiarie.

Risulta perlomeno strano che, essendo queste decisioni di competenza cantonale, si sia dovuto aspettare il pronunciamento del Tribunale federale per ristabilire un senso di giustizia. Molto strano se si pensa che, ad esempio, proprio su spinta della Lega dei Ticinesi, partito del direttore del DI – ricordate i deliri urlanti di Giuliano Bignasca? – Lugano per anni ha fatto obiezione di coscienza, unico Comune in tutto il Cantone, riguardo alla tassa sul sacco. Per i bimbi che la legge cantonale, e quindi il popolo, aiuta a crescere senza cadere in povertà invece non ha mosso un dito. Anzi…

Il direttore del DECS, Manuele Bertoli, da noi interpellato, ricorda che, con una missiva datata 25 settembre 2014, fu già sua premura segnalare con forza il problema ai colleghi in Consiglio di Stato. “Revocando agli stranieri presenti sul territorio cantonale oltre il periodo di carenza i permessi se dovessero continuare a far capo agli AFI/API – scrisse – si viola la Legge cantonale sulla famiglia, che invece queste prestazioni vuole riconoscerle a tutte le persone, indipendentemente dal loro statuto”. Il problema, quindi, era già noto a tutti. Gobbi compreso. “Naturalmente dopo questa mia lettera la prassi non venne rivista. Almeno fino a oggi, quando dovrà esserlo per decisione dell’Alta Corte federale”, aggiunge Bertoli che, sconfortato, conclude affermando come sia “triste che in Ticino per alcune cose, come questa o come la questione dell’amnistia fiscale, i tribunali abbiano dovuto prendere il posto della politica.”

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