Ballando con Ian

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Di

libridi Selene

Ti avvolge, ti coinvolge, ti tiene sospeso sino all’ultima riga: è l’ultimo bellissimo romanzo di Ian McEwan, “La ballata di Adam Henry”.

Con la sua prosa lenta, minuziosa, densa di dettagli, l’autore ci conduce nella vita di Fiona Maye, giudice dell’Alta Corte britannica in una Londra grigia e piovosa. Il racconto si snoda abilmente tra la vita privata fragile e sofferente di Fiona e il suo lavoro di apprezzato giudice. Solida, perspicace e affascinante, tra i suoi colleghi Fiona è ammirata per la sua prosa fresca e affabile e per la sua raffinata capacità di esporre le controversie. La sua è una ricerca continua di un’esattezza quasi didascalica. Vive circondata dalle sue carte, senza le quali non saprebbe cosa fare di sé stessa. Accanto al lavoro c’è il rapporto con Jack, suo compagno da più di 30 anni, che si allontana da lei per cercare la passione perduta con una giovane collega. Fiona è oltraggiata, offesa ma incapace di ammorbidire il suo animo. Il vittimismo degli altri l’ha sempre messa a disagio, non intende concederselo.

Una storia che è quasi banale, sin qui. Ma si inserisce, tra i molti casi che Fiona si trova ad affrontare e a risolvere con le sue sentenze, la storia di Adam, giovane colpito da una grave forma di leucemia. I medici che lo hanno in cura ritengono indispensabile sottoporlo a trasfusioni di sangue mentre i genitori, come lui stesso, convinti Testimoni di Geova, rifiutano. Fiona è chiamata a pronunciarsi, a decidere sulla vita o la morte del giovane Adam.

Qui è l’abilità di McEwan di tenerti sul filo. Il lettore sa che l’incontro con Adam non è casuale per la narrazione, perché va a inserirsi nella solida normalità di Fiona e il subbuglio interiore per la separazione da Jack. E la seguirà sino all’ultima riga del libro, tenendo il lettore appeso a un labile e curioso filo di presenza, assenza, passione, timore e vergogna.

La frase:

“Il jazz non lo sapeva suonare. Le mancavano il ritmo, il senso della sincope, la libertà; le sue dita ubbidivano passivamente alle note e ai tempi della partitura. Ecco perché si era data alla giurisprudenza. Per il suo rispetto delle regole.”

Ian McEwan
La ballata di Adam Henry
Einaudi, 2014

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