Balle

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Di

20151107scarincidi Jacopo Scarinci

Bello, bellissimo il can can fatto partire riguardo alla candidatura di Norman Gobbi in Consiglio federale.

Altrettanto commovente è stata la cronaca dei movimenti di Toni Brunner, che – si è scoperto in questi giorni – s’era messo in testa già dal 27 ottobre di mettere il Nostro nella lista dei candidati. Gobbi è stato preferito a Borradori, che con classe e savoir faire ha fiutato la trappola del “Tocca governare a Berna? Oddio, no!” e che quindi ha declinato, e a Claudio Zali, sconosciuto ai più nella Capitale.

La domanda, svelato quindi questo intreccio politico e strategico da operetta, è la seguente: lo sanno a Berna chi sia Norman Gobbi? Dicono di conoscerlo grazie al pugno di sessioni frequentate nella Camera bassa. Forse gli interpellati hanno risposto sulla fiducia, visto che dopo di lui, in Consiglio nazionale, è piombato quel Lorenzo Quadri che al confronto farebbe sembrare Churchill chiunque. O forse, più semplicemente, tutta questa prosopopea che vorrebbe ricordare le incoronazioni dei re medievali ma che invece porta alla Lega solo un nome nella lista delle candidature, peraltro tra le file dell’UDC Ticino, altro non è che un tirar la volata a Ghiggia.

La vera sorpresa è la dichiarazione di stima e affetto verso Gobbi fatta da Darbellay, che da quando ha detto che non si sarebbe ripresentato in Consiglio nazionale sta dando libero sfogo a tutta la sua fantasia. Il momento più alto della serenata si è verificato quando il presidente del PPD ha affermato che Gobbi va bene perché è stato uno dei primi a chiedere, per gli stranieri, contingenti non troppo severi. Insomma, sulla strada verso il 9 dicembre nel pullman impazzito del fronte borghese la confusione regna sovrana.

E, se il lettore non ha ancora capito la mia opinione sulla candidatura di Gobbi in Consiglio federale e sulle reali intenzioni dell’UDC, metta insieme le iniziali di ogni capoverso di questo articolo.

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