Belong, Common Era (Kranky, 2011)

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Di

musicadi Gianni Ramoni

– Mamma, voglio l’oscurità dei Joy Division, lo zucchero pop dei Cure e i riverberi disorientanti dei My Bloody Valentine!

– Ma, caro, sono tre desideri in uno! (Scuotendo la testa) Incontentabili, i ragazzi di oggi.

– Ah sì, solo tre? Allora aggiungici le pulsazioni minimali del krautrock!

Per le mamme che non vogliono far mancare nulla ai loro figlioli, la soluzione c’è e s’intitola Common Era. È il frutto delle menti di due ‘mmeregani di New Orleans, i Belong, formati dal chitarrista Michael Jones e dal produttore Turk Dietrich. Trattasi di album noise-pop-atmosferico-darkeggiante-alquanto-minimale-nel-suo-essere-rifinito.

Cerchiamo di svolgere l’intricata matassa, che poi tanto intricata non è. D’altronde è un vezzo tipico di chi deve scrivere di dischi complicare le cose. In realtà, appunto, tutto è abbastanza semplice, e parte da una batteria essenziale in zona Unknown Pleasures, il battito meccanico su cui si posano, gelidi come strati di ghiaccio, i sintetizzatori Settanta con le loro melodie aeriformi. L’ordito e la trama, grosso modo, sono questi, una tessitura precisa che ha bisogno di quel quid che scombini un po’ le carte. Ecco intervenire il noise chitarristico con voci super riverberate alla maniera dei vecchi shoegazer britannici: liriche alienate e distanti, frequenze acide che si inseriscono nelle pieghe dei pezzi portandoli alla deriva. Il terzetto Perfect Life-Different Heart-Make Me Return manderebbe in estasi anche Robert Smith dei Cure, quello perso nell’oscurità dei bei tempi andati di Faith.

Un dischetto che anche i figlioli più esigenti apprezzeranno.

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