Che cazzata la vita

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Di

20151115mordasinidi Corrado Mordasini

Kaddour è nel teatro, suda leggermente dalla fronte, che palle quel sudorino di merda che vien sempre fuori… intorno a lui i colpi si susseguono secchi come ossa spezzate: PAC! PAC! PAC! Il fumo della polvere da sparo ammorba l’aria, non si vede nei film la polvere da sparo, e nemmeno si sente il suo puzzo. I ragazzi cadono, quelli in piedi. Perché quelli a terra lasciano appena cadere le braccia quando li colpisci. Che merdaio di sangue e cervella, se non sto attento rischio di scivolare. Guarda che faccia di merda quel ricciolino coi capelli rossi. PAC! E la sua faccia non c’è più, non è male, mi sento figo, forte. Allah è davvero grande.

Cazzo, penso, stamattina ero ancora in Allée de Coubron a Clichy-sous-Bois con Aicha, la mia sorellina. I fratelli avranno cura di lei, sono sicuro… cazzo, finiti i colpi, devo ricaricare il kalashnikov. Il caricatore mi cade per terra, uno scemo con la faccia da topo me lo porge, quasi scusandosi, gli faccio un cenno per abitudine credo. Sento il “clak” del magazzino nel suo alveo e gli scarico addosso 5 o 6 colpi.

“Kadì, pezzo di idiota! Colpi singoli! Colpi singoli! Non siamo qui a giocare ai cow boy!”

È Omar, il wahabita, è un precisino del cazzo, mai che va bene come fai qualcosa, ma io non capisco più un cazzo, sudo sempre di più.

Stamattina Aicha mi ha abbracciato come se avesse paura di qualcosa:

“Dove vai Kaddour?”
“Ma dai scema, vado con gli amici giù a Place de l’Orangerie, i soliti cazzi.”
“Torna presto però, sai che papà si arrabbia, e stasera preparo il chorba hamra.”

Le avevo arruffato i capelli – lei lo detestava – e le avevo sorriso, un po’ triste, mi spiaceva non poterla salutare come volevo. È stata dura. Una ragazza mezza nuda si alza urlando e viene verso di me, la colpisco col calcio del fucile sulla testa, piomba a terra in una nuvola di capelli impiastrati di sangue. PAC! Dal corridoio si sentono colpi, ma non sono i nostri.

“Le teste di cuoio fratelli, i francesi!”
“Allah u akbar!”

Dio è grande, grida Omar dall’angolo a sinistra e si fa esplodere. Porca troia fottuta! Per un attimo non capisco più un cazzo. Che botto, che botto, che botto… Mi fischiano le orecchie e vedo palline bianche davanti agli occhi. Nel fumo un militare fa capolino veloce dal corridoio.
Mi prende il panico di non riuscire, di non morire come martire. Sono a terra e vedo di fronte a me due occhi verdi in un viso dalla pelle color miele. Che carina cazzo, i capelli neri come l’ala di un corvo, le labbra rosse e piene. Gli occhi sono sbarrati.

“Tranquilla, adesso tutto finisce”, le dico tendendo la mano verso di lei. Sento caldo, penso che mi sono pisciato sotto, che figura di merda. La fisso di nuovo col mio sorrisetto sghembo, quello che piace tanto alle ragazze, quasi a chiedere scusa e grido: “Allah u akbar!” La parte finale mi viene una merda, sembra uno squittio.

Esplodo.

I miei pezzi volano ovunque, vengo nebulizzato, polverizzato. Una delle mie mani finisce su un lampadario che inizia a ondeggiare, sembra che stia salutando, ah ah ah, che cazzata.

Che cazzata la vita.

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