Chi comanda?

Di

20151030Bernasconi

di Carol Bernasconi

faccinaGASbernasconiPiù passa il tempo e più mi convinco di una cosa: in casa nostra comanda il piccolo della famiglia. E lo fa con una naturalezza tale che quando te ne accorgi ormai è troppo tardi.

“Per colazione vorrei il pane da toast, ma non panato, ‘friggiato’ o tostato. Lo voglio normale. Con la Nutella che fa le onde”. Traduzione: non fare la tirchia con la Nutella perché ti tengo d’occhio.

“Ho finito la colazione. Mammina, mi fai scendere a terra, così faccio i miei capricci?”. Ma certo, amore, fai pure come se fossi a casa tua. Li vuoi fare tutti in blocco oppure lungo l’arco della giornata? Così, solo per sapere, almeno mi organizzo…

Non ama essere il più piccolo della famiglia, perché secondo lui c’è solo da rimetterci. Come quando un giorno si è presentato in sala con un’espressione incavolatissima e ci ha detto: “Mamma e papà, io sono molto arrabbiato con voi, perché non mi avete invitato al vostro matrimonio! Ora vi risposate e non dimenticatevi il mio invito!”. Giuro che per un attimo ho pensato di ubbidirgli.

Ma, nonostante i suoi sei anni, possiede una furbizia che io alla sua età me la potevo solo sognare. “Chi ha combinato quel disastro in cucina?”. Sguardo innocente ma serio: “Io non sono stato, mettimi fuori dalla lista”.

Usa espressioni che ti fanno capire al volo quello che vuole dirti… “Alessio, guarda in quel cassetto e portami un cacciavite, per favore”. “Papà, non so se ti trovo quello che mi hai chiesto, qui dentro sembra una discarica”.

Non riesci mai ad avere ragione, nonostante i fatti parlino per te. Un pomeriggio Alessio starnutisce due volte.”Simone, quanti starnuti ho fatto?”. Risposta di Simone: “Due”. Tu pensi che sia finita qui, ma no, nonostante l’ovvio lui riuscirà a portarti nella sua logica e a batterti. “No, sono tre, perché sono andato incontro a quelli che ho fatto prima”. E tu rimani lì a pensarci, mentre lui se ne va tranquillo.

Come detto prima, per Alessio essere il più piccolo della famiglia è difficile. Vorrebbe tanto avere gli amici grandi che ha suo fratello (“i ragazzi”, come li chiama lui), scambiarsi le confidenze chiusi in camera con loro, da dove viene puntualmente buttato fuori, andare in città, organizzare un pigiama party… insomma, in poche parole, essere già grande. Così una sera che Simone non era a casa e io dovevo uscire, mio marito dice: “Stasera esco a cena con il figlio prediletto”. Alessio si guarda intorno e chiede “Quale?”. E poi: “Aaaahhh, sono io! Però prendo il menu dei bambini, voglio il giocattolo”.

E la sera, al momento della super coccole nel lettone tra le braccia di mamma e papà, sono sicura che sia felice di essere il più piccolo.

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